Vivere il museo: partecipazione, esperienza, relazione.

Vivere il museo: partecipazione, esperienza, relazione.

di Giulia Pettinari

La prima sala della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma propone subito al visitatore un’esperienza non convenzionale e visivamente destabilizzante. Il salone delle colonne, che inaugura il nuovo percorso museale, ospita dal 2012 l’installazione di Alfredo Pirri dal titolo Passi: il pavimento è stato completamente coperto da uno specchio frantumatosi nello strato sottostante, in pezzi di differenti dimensioni. Il visitatore, camminando su questo pavimento, vive un effetto di moltiplicazione visiva che comprende il luogo, le opere esposte nella sala, se stesso e le persone con lui presenti. Continuando nella visita è di nuovo coinvolto in un’altra esperienza interpretativa ancor più ardua, trovandosi nella sala “Scusi, ma è arte questa?”, snodo di ogni percorso museale suggerito, dove sono esposti oltre ai ready made di Duchamp, anche gli Achrome di Piero Manzoni e i concetti spaziali di Lucio Fontana. È in queste due sale che è sintetizzata la “vocazione relazionale” del museo, cioè la capacità di quest’ultimo di spingere lo spettatore a porsi delle domande e a mettere in discussione le sue certezze.

Senza mai perdere di vista il concetto cardine, di museo come generatore di processi attivi e non passivi, l’autrice Maria Giuseppina Di Monte sviluppa i dodici capitoli del libro Museo in azione. Idee, riflessioni, proposte concentrandosi, in una prima parte del testo, sull’analisi di specifiche istituzioni museali, in particolar modo approfondendo le vicende di musei che raccolgono opere d’arte contemporanea, in una seconda parte approfondendo quegli strumenti che permettono una “valida esperienza estetica” quali la comunicazione, l’allestimento, i servizi educativi.

Avvalendosi della sua esperienza di curatrice ed esperta di mediazione culturale, maturata anche alla Galleria Nazionale d’arte moderna e non solo, e quindi proponendo al lettore esempi concreti di didattica museale (cap.9), l’autrice riesce ad analizzare la grande macchina culturale che è il museo, proponendo sia esempi virtuosi sia situazioni in cui il museo sembra aver abbandonato la sua originaria funzione per diventare esso stesso un’icona.

Nei primi due capitoli sono approfondite le vicende storiche della Galleria Nazionale d’arte moderna, esempio di museo che, nonostante una struttura architettonica storica e vincolante, è riuscito a modificarsi al suo interno, proponendo fin dagli anni della soprintendenza di Palma Bucarelli (1945-1970), mostre didattiche per permettere al pubblico di allora di aggiornarsi anche sulle tendenze dell’arte estera e rapporti con istituzioni universitarie attivi ancora oggi. Questa attenzione alla comunicazione è stata mantenuta e attualizzata nel nuovo allestimento della Gnam progettato da Maria Vittoria Marini Clarelli nel 2012, che chiama in causa direttamente lo spettatore attraverso provocazioni e sollecitazioni.

L’autrice approfondisce poi i rapporti tra museo e pubblico, museo e interattività, museo ed educazione focalizzandosi in particolare sui musei contemporanei (cap. 3.4.5.) dove la mediazione sembra ancor più necessaria in quanto la modernità ha reiventato il linguaggio pittorico. Per aiutarci a comprendere quanto museologia e didattica debbano essere strettamente collegate per suscitare nel visitatore una “stimolante esperienza estetica” ci propone l’analisi di quattro musei: il Guggenheim di New York, il Centre Pompidou, Fondation Beyeler di Basilea e il Guggenheim di Bilbao. Se i primi tre riescono a essere interattivi vale a dire a

 far si che gli oggetti in esso conservati ed esposti siano in grado di comunicare attivamente e produttivamente con coloro che nel museo vanno per vederli e ammirarli

l’ultimo, il Guggenheim di Bilbao progettato da Frank O. Gehry nel 1997, tende a sopraffare l’opera imponendosi, con la sua struttura architettonica, come icona metropolitana e facendo si che siano le opere ad adeguarsi all’ambiente, sacrificando così il loro potere comunicativo.

Secondo l’autrice, dunque, l’interazione tra museo-opera-fruitore è corretta solo se si creano le condizioni di adeguata percezione e di efficace comunicazione che condurranno poi a una valida esperienza estetica. Per questo la seconda parte del libro (cap. 6-7-9-10-11-12) è interamente dedicata all’educazione e alla didattica, ad eccezione del capitolo 8 dove, allontanandosi dal discorso generale, sono analizzati i fenomeni di collezionismo e mercato.

Apprezzabili ed estremamente efficaci alla comprensione del lettore sono gli esempi pratici di progetti didattici realizzati alla Gnam, descritti e analizzati dall’autrice che riesce così a far comprendere, senza ricadere in troppe complicazioni teoriche, come la didattica museale intrecci e interagisca con altre discipline quali ad esempio la pedagogia e quanto questo servizio, che dovrebbe avvalersi di “mediatori culturali” formati adeguatamente e con competenze interdisciplinari, sia fondamentale per una incontro emotivamente coinvolgente tra pubblico e museo.

Maria Giuseppina Di Monte, Museo in azione. Idee, riflessioni, proposte, Nuova Cultura Roma, 2012, pp 188, € 13,00.

Giulia Pettinari

Giulia Pettinari

Dopo la laurea in Lettere presso l'Università di Bologna, consegue la laurea magistrale in Storia dell'arte contemporanea presso La Sapienza di Roma. Svolge attività di ricerca nel campo dell'outsider art e dal 2014 collabora con il Laboratorio "Il Mattone" (Genzano).

Giulia Pettinari ha scritto articoli per ArtShape.