Un nuovo linguaggio per i beni culturali

Un nuovo linguaggio per i beni culturali

di Irene Medulla

Se oggi si parla di museo si parla anche di comunicazione museale, del marketing museale, delle ricerche sui visitatori, tante sono le proposte, tante le ricerche, tanti gli appuntamenti su questi argomenti. Una proposta davvero interessante in questo settore è quella del Museum Theatre, l’arte del teatro, della recitazione, che si innesta nelle sale museali per rapire il visitatore in un nuovo tipo di esperienza del museo, non più la classica visita guidata, sicuramente ottima per appassionati e gente del settore ma poco atta ad attrarre nuovo pubblico o ad appassionare i più piccoli.

Il teatro la forma d’arte e di comunicazione che accompagna l’uomo dalla nascita della civiltà può essere pensato come un nuovo medium per i musei, un medium che tiene viva l’attenzione e che coinvolge diversi sensi, per questo un medium freddo, se lo analizziamo alla luce delle teorie di Marshall McLuhan che definisce freddi i medium che coinvolgono più sensi come il cinema o il teatro e caldi i medium che coinvolgono un solo senso come la pittura che coinvolge solo la vista.

Immaginiamo l’intervento di una compagnia teatrale preparata appositamente dallo staff dei musei che crea situazioni varie per far vivere il museo e i suoi racconti che può coinvolgere lo spettatore in modo diverso, giocare con la sua fantasia (soprattutto se si parla di bambini): guide/recite, danza, spettacoli, interventi in costume. Esperienza peraltro molto affine alle poetiche di tante compagnie teatrali contemporanee, per l’attore è bello vedere l’utilità e l’effetto diretto della sua arte ed è ancora più bello il contatto più diretto con il pubblico, in questo contesto il principio dell’abbattimento della “quarta parete” è già stato sviluppato e attuato da tanto tempo, da ciò molte esperienze teatrali ormai possono essere collegate, anche inserite, tra le fila dell’arte contemporanea.

Questa è la proposta lanciata dal libro di Dania De Fazio, laureata in Museologia a Torino con la passione per il teatro e l’arte, che ripercorre la storia di questa disciplina sviluppatasi più precocemente e più velocemente negli Stati Uniti, ad esempio fondamentale risulta l’esperienza del Science Museum of Minnesota negli anni Settanta ma si analizzano anche i piccoli passi compiuti in tale settore nel nostro paese. Elemento da tener presente davanti a questo tipo di ricerche è il fatto che ci si può riferire a qualunque genere di museo, di bene culturale, dall’arte alla scienza, la comunicazione va studiata e realizzata, il teatro è un codice malleabile che può essere adattato a moltissime necessità di comunicazione. La De Fazio spiega i pregi della comunicazione teatrale, e come questi possono sposare le richieste del pubblico analizzato dal marketing museale, rimanendo sempre lucida e oggettiva, indica attraverso esempi concreti quale pubblico può essere indirizzato a queste esperienze e quale pubblico può predilire la visita guidata tradizionale.

Varie sono le forme con cui il teatro aiuta il museo o la comunicazione museale come la rievocazione storica, il living history o l’interpretazione personalizzata (live interpretation) che comprende diverse sotto-categorie come: la storia raccontata o storytelling, la guida-attore, i personaggi storici a museo, il teatro interattivo, il gioco di ruolo, le dimostrazioni, l’acting through art, la performance museologica, il museo in scena, le visite teatrali guidate. La nostra autrice spiega la procedura di organizzazione tra una compagnia teatrale e un museo, può essere la compagnia a proporre una collaborazione al museo o viceversa, se pensiamo il tutto in termini di mercato il museo è la committenza e la compagnia è l’offerta, cosi nasce una collaborazione dove si decide un obbiettivo, si sceglie il messaggio da trasmettere, si raccolgono le informazioni utili e sulla base di queste si stende un copione, che una volta definito e perfezionato porta alla realizzazione del progetto al termine del quale si controlla la ricezione da parte del pubblico. Fare un’indagine fra il pubblico è fondamentale e non solo per questo tipo di progetti, interviste, questionari, focus group, tutte le analisi di questo genere aiutano a comprendere i punti deboli di ogni tipo di progetto in modo tale da poter prendere visione e quindi correggere le cose che non vanno in funzione di futuri progetti, soprattutto per valutare un concetto ormai fondamentale della museologia moderna secondo cui non si parla più di pubblico ma di tanti pubblici per il museo di oggi. Cosi sono riportati diversi esempi di tali indagini riferiti a progetti concreti e si allarga l’informazione anche per ciò che riguarda la formazione dei nuovi mediatori culturali, dei futuri staff museali, portando ad esempio i corsi del centro di Lifelong Learning dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli.

La studiosa ci conduce alla scoperta di alcuni esempi italiani di museum theatre, sottolineando che anche se l’Italia resta sempre un po’ indietro su questi argomenti non ne è mai completamente esclusa e coltiva le sue piccole perle, come la Compagnia Teatrale dei Piccoli Principi che lavora in provincia di Firenze, i lavori di Loredana Perissinotto, o la Cooperativa le Nuvole di Napoli fondata nel 1985. Testo preciso e puntuale corredato di ottima documentazione, ma non per questo noioso, si legge tutto d’un fiato, oltre la proposta in se e la ricerca meticolosa questo libro chiarisce le idee di base per lavorare in modo ottimale nei nostri musei.
Dania De Fazio, Il museo va in scena. Tecniche teatrali al servizio dei visitatori, Franco Angeli, Milano, 2012, pp.127, € 16,00 .

Irene Medulla

Irene Medulla

Studentessa della Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici.

Irene Medulla ha scritto articoli per ArtShape.