Un incontro con il Museo Poldi Pezzoli

Un incontro con il Museo Poldi Pezzoli

di Luca Minella

Artshape prosegue la serie di interviste rivolte a operatori del settore museale, cercheremo di comprendere la natura e le scelte di diverse strategie di comunicazione che hanno contraddistinto casi esemplari e di grande rilevanza per l’interazione tra musei e pubblico.
Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più da vicino il Museo Poldi Pezzoli, storica, rara e importantissima casa museo milanese, nota in tutto il mondo per la bellezza e il pregio assoluto delle sue collezioni. Fondata nel 1881 per volere del suo proprietario Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879), la suggestione e la meraviglia del gusto collezionistico del tardo XIX secolo si sono preservate e rappresentano oggi lo scrigno di una delle più belle collezioni di opere del Rinascimento italiano e delle arti decorative provenienti dall’occidente e dall’oriente.
Abbiamo posto alcune domande a Ilaria Toniolo, responsabile dell’Ufficio stampa del museo.

Il Poldi Pezzoli si è affermato come un punto di riferimento nel panorama internazionale delle case-museo. Quale è stata la strategia di comunicazione adottata? Quali le principali esigenze che vi hanno portato a crescere?
Il Museo Poldi Pezzoli rappresenta un caso molto raro e di vasto interesse nella storia della museologia internazionale perché, fin dalla scomparsa del suo fondatore mecenate Gian Giacomo Poldi Pezzoli, la casa museo si è affermata su uno scenario internazionale come punto e polo di attrazione per il pubblico e per molti altri musei. A questo è seguita la creazione di una fondazione privata come tutela e protezione per volere dello stesso Pezzoli.
Oggi giorno ci troviamo a fare i conti con una serie di pregi e di difetti che la struttura architettonica del museo ci presenta: l’essere una casa- museo ha certamente favorito lo sviluppo di una determinata attenzione rivolta all’unicità di un ambiente prezioso, estremamente raffinato e irripetibile, ma allo stesso tempo ci ha posto davanti alle difficoltà di netti limiti di spazio (non oltrepassabili rispetto alle possibilità di un museo) che condizionano costantemente le decisioni e i progetti di allestimento.

Come avete affrontato tale problematica?
Abbiamo saputo trasformare questo limite in uno dei maggiori punti di forza poiché siamo stati in grado concentrarci sulla qualità delle collezioni più che sulla loro quantità. La valorizzazione della qualità delle opere e dei reperti esposti è diventato il “must” che ha guidato con grande successo la nostra politica di marketing museale e di struttura concettuale su cui comunicare l’identità del Poldi Pezzoli.
Si è capito che se lo spazio era poco bisognava selezionare i pezzi più sofisticati e rappresentativi, ne è stato un esempio l’esposizione della Madonna del libro di Sandro botticelli accompagnata da una ben studiata selezione di capolavori dell’arte lombarda di epoca rinascimentale.
E’ stato importante maturare una determinata coscienza di tutela e promozione: questa si è poi tradotta nella gestione delle collezioni permanenti, che rappresentano l’istituzione del nostro museo e la sua continuità temporale, e la valorizzazione degli eventi che hanno invece un’importante valore di particolarità.

Come è stata l’esperienza di collaborazione con l’architetto Italo Lupi?
L’architetto era stato chiamato per disegnare il logo della casa museo. L’associazione del logo al profilo del Ritratto femminile del Pollaiolo delle nostre collezioni ha costituito un vero e proprio brend che ha legato il nome del museo all’altissima qualità delle sue opere custodite, è un sinonimo di eccellenza abilmente tradotta nella sintesi di un’immagine estremamente curata.

Che tipo di interazione ha avuto il logo del museo con l’ambito mediatico urbano?
Non abbiamo voluto scegliere un’astrazione o un isolamento di carattere parnassiano dell’immagine del Poldi Pezzoli, al contrario è stata nostra premura nel corso degli anni ’90 integrarci e dialogare il più possibile con ambiti visivi legai alla cultura del pop e anche dell’underground prova ne è stata una pubblicità che si vedeva per la metropolitana di Milano in cui il profilo del Pollaiolo guardava il profilo di una giovane ragazza punk.

Quindi avete deciso di puntare su un continuo interscambio linguistico?
Certamente, non rinunciamo alle continue possibilità di contatto e di incontro mediatico con i linguaggi dell’attualità per poter così intercettare i numerosi tipi di pubblico con cui oggi giorno i musei sono chiamati a confrontarsi. Sappiamo che nella nostra contemporaneità le esigenze del fruitore sono notevolmente aumentate: sono richieste più informazioni, più applicazioni mobile, più possibilità di visualizzazione virtuale e personalizzabile del museo che non si presenta più soltanto in una veste monolitica ma sempre più predisposto ad essere scomposto (nel suo potenziale di realtà virtuale) e ricostruito a seconda delle esigenze dell’utenza che ne fa uso. Prova ne è la nostra piena adesione all’importante innovazione di Google Art Project.

Anche il settore dell’interculturalità ha acquisito nel corso degli anni un importanza sempre maggiore, come vi siete interfacciati a questo nuovo orizzonte?
L’importanza delle collezioni d’ arte orientale ci ha permesso di stabilire continue relazioni con studiosi e ricercatori, inoltre l’apertura ai pubblici del continente asiatico ha rappresentato un incredibile opportunità d’interazione con pubblici di visitatori provenienti dalla Russia, dal Giappone e dalla Cina. Il museo Poldi Pezzoli è molto conosciuto e apprezzato in Asia e sarà nostra premura, per il futuro, rafforzare i legami e scoprire le nuove possibilità di interazione con le nuove forme di globalizzazione provenienti dal mondo.

Luca Minella

Luca Minella

Studente presso la Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici dell'università di Bologna, laurea in storia dell'arte presso Università di Torino, apprendistato di pittura presso la Angel Academy of art di Firenze; studioso di pittura del XIX secolo e arte orientale, pittore.

Luca Minella ha scritto articoli per ArtShape.