Otago Museum. Te ara hou – The road ahead (Nuova Zelanda)

Otago Museum. Te ara hou – The road ahead (Nuova Zelanda)

di Cecilia Araldi

L’Otago Museum di Dunedin, nell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, ha stilato un importante piano strategico per gli anni che vanno dal 2014 al 2020. E’ stato proposto un rinnovamento con l’arrivo del nuovo direttore museale Ian Griffin nel maggio del 2013, periodo a partire dal quale il museo ha lavorato molto in termini di revisione interna, sia per quanto riguarda il gruppo di gestione del museo, sia per ciò che concerne le vere e proprie strutture museali. Sei mesi di workshop insieme agli enti più rappresentativi della comunità della regione Otago e agli stakeholders sono risultati decisivi per rivolgere l’orizzonte del museo verso una più ampia fruizione, anche in vista del 150° anniversario della sua fondazione.

La collezione è molto varia e comprende molti reperti di diverse cronologie e civiltà; si passa dalla preistoria alla storia marittima della Nuova Zelanda degli ultimi due secoli, dalla geologia, alla zoologia, all’arte, senza dimenticare sezioni decisamente interattive del museo come la Discovery World Tropical Forest, la perfetta riproduzione di una vera foresta tropicale: museo nel museo, questo, che coinvolge adulti e bambini con programmi educativi innovativi oltre a proporre un’esperienza animata unica.

Le premesse al nuovo piano sono state subito note: innanzi tutto la vision del museo è quella di essere un modello ispiratore per le collezioni future di Otago e di Aotearoa e un motivo di vanto per la società; inoltre l’Otago Museum si propone come mission quella di arricchire e accrescere la conoscenza del mondo attraverso oggetti, persone e storie che il museo condivide con il pubblico. La mappa dei valori dell’Otago Museum tiene naturalmente conto dei trattati e delle leggi locali, in particolare si impegna ad onorare il Trust Board Act del 1996 e il Trattato di Waitangi, nel rispetto della tradizione Maori su cui si fonda la regione.

Sono stati scelti quattro obiettivi principali all’interno del piano, da raggiungere entro il 2020: il primo consiste nel creare un’immagine della collezione di classe mondiale, perciò accessibile a un pubblico di respiro globale; il secondo verte sulla condivisione più diretta possibile delle collezioni con la comunità, mostrando il museo come un’inestinguibile risorsa di insegnamento per la popolazione attraverso programmi di sensibilizzazione e di interazione con le collezioni sia in situ sia online. Il terzo obiettivo riguarda il raggiungimento della sostenibilità economica alla luce delle novità e dei programmi di rivalutazione museale, nonchè ecologica con il risparmio energetico e la riduzione di sprechi e di emissioni nocive. Infine il quarto obiettivo ribadisce il principio secondo cui l’Otago Museum vuole rendere accessibile la cultura che salvaguarda, sia all’interno del museo stesso e di chi vi lavora, sia all’esterno grazie alla collaborazione con altri organismi.

Ovviamente il pubblico e gli stakeholders presi in esame sono molto vari: in primis la popolazione di Otago; i visitatori nazionali e internazionali, con un occhio di riguardo ai turisti delle navi da crociera; gli studiosi e i ricercatori; le scuole; le autorità regionali e nazionali, individuati per contribuire allo sviluppo delle strutture e ai metodi più adatti di conservazione delle opere; i donatori e gli organismi di finanziamento; le imprese e le società che prestano servizio di sponsorizzazione; il personale museale, il Ministero e i comitati per il consiglio e la raccolta fondi.

Per comunicare con queste diverse fette di popolazione il museo stesso si pone alcune domande strategiche, per mettere alla prova l’attuabilità del piano, mirando a mettere in risalto la sua missione ultima che è quella di offrire un servizio e una prestazione d’opera utile alla società. Per questo, infine, il piano si concentra sui progetti di sviluppo che distribuisce di anno in anno: questi prevedono una riqualificazione del Discovery World Tropical Forest e l’introduzione di un Planetario, l’apertura di una nuova galleria dedicata alla cultura Maori entro Novembre 2015 per cui sono stati stanziati due milioni di dollari, la risistemazione della collezione permanente e la creazione di una nuova area di ingresso e di smistamento dei visitatori.

Il budget destinato alle modifiche è da definirsi nell’arco di tre anni mentre si prevede la fine dei lavori a sei anni dalla data di redazione del piano.

Al di là delle modifiche strutturali del museo, il piano strategico del 2014 sembra essere innovativo perchè punta su strumenti di divulgazione e comunicazione vicini alle persone, siano esse neozelandesi o del mondo intero, come social network e media, attività didattiche e interattive per il pubblico più giovane, creazione di laboratori di ricerca e pubblicazione dei risultati grazie all’adozione di un gruppo specializzato, garanzia di collaborazione con volontari e associazioni culturali, assistenza e servizio alla comunità che si cerca di coinvolgere: a riguardo sono lodevoli le proposte per rendere più accessibile il parcheggio attraverso una nuova segnaletica.

Per quanto riguarda il monitoraggio della soddisfazione del pubblico e del successo delle iniziative, l’Otago Museum non si è ancora espresso chiaramente, ma ha lasciato intendere che ancora una volta si porrà agli occhi dei suoi visitatori come una risorsa per la crescita personale di ogni individuo, e che potrà essere valutata sia sul campo – e quindi all’interno dei percorsi espositivi – sia online, per rendersi il più possibile accessibile a un pubblico di livello mondiale, in virtù dell’ampiezza delle sue collezioni.

Cecilia Araldi

Cecilia Araldi

Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne, indirizzo storico artistico, presso l'Università di Bologna e in seguito la laurea magistrale in Arti Visive, sempre a Bologna. Sono appassionata di arte medievale e moderna e profondamente affascinata dall'antichità classica greca e romana.

Cecilia Araldi ha scritto articoli per ArtShape.