Nelson-Atkins museum of art: strategic plan 2013-2018

Nelson-Atkins museum of art: strategic plan 2013-2018

di Simone Pisano

Il Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City (Missouri) è stato aperto al pubblico nel 1933 e rappresenta, oggi, una delle più interessanti istituzioni museali degli Stati Uniti d’America. Il museo fu costruito utilizzando i fondi derivanti dai lasciti di William Rockhill Nelson e di Mary McAfee Atkins, due eminenti personalità cittadine, che in vita cullarono l’idea di dotare Kansas City di un museo d’arte capace di rivaleggiare con i più importanti musei del paese. Il principale tratto distintivo di questa istituzione fu, sin dalle origini, l’idea di essere uno strumento al servizio della cittadinanza, pensato appositamente per la sua crescita culturale e sociale. Ed è proprio partendo dalle proprie origini e dalla volontà di proseguire sempre più efficacemente nella propria missione, che trae origine il Piano Strategico che il museo ha predisposto per il quinquennio 2013-2018.

Il documento viene introdotto da una lettera del direttore del museo, Julian Zugazagitia, il quale illustra brevemente il lavoro di genesi del Piano (realizzato a seguito di un lavoro durato ben 18 mesi). Dopo una rapida riflessione sulla mission dell’istituzione e sul suo background storico, caratterizzati entrambi dall’accento posto sulla funzione pubblica del museo, il Piano Strategico entra nel vivo con l’analisi del contesto nel quale si colloca l’istituzione museale e delle opportunità che le si aprono per uno sviluppo futuro. Partendo dal dato di fatto della sostanziale rinascita culturale e sociale che ha coinvolto la città negli ultimi anni attraverso la creazione di numerose istituzioni pubbliche, il Nelson-Atkins individua l’opportunità di cavalcare l’onda di questa rinascita, lavorando per creare un vero e proprio distretto culturale di livello non solo cittadino, ma anche regionale, al fine di assumerne poi la leadership. Segue la parte centrale del documento che espone le sei strategie che il museo si è prefissato di perseguire per il quinquennio:

  1. Collegare attraverso le esperienze.
  2. Mettere in comunicazione i componenti.
  3. Mettere in azione la collezione del museo.
  4. Rafforzare il gruppo di lavoro.
  5. Perseguire l’eccellenza nella gestione.
  6. Immaginare un distretto culturale.

Si tratta di propositi abbastanza chiari, ognuno dei quali viene indagato singolarmente e via via approfondito, mediante l’individuazione di diversi sotto-obbiettivi, a loro volta ulteriormente specificati. Interessante è il modo in cui vengono presentate queste strategie, esse sono infatti organizzate per coppie che vanno ad identificare le tre aree di azione sulle quali intende muoversi il museo, ovvero le relazioni esterne, le relazioni e l’organizzazione interne e, da ultimo, gli aspetti gestionali. Punti nodali, su cui fondare lo sviluppo del Nelson-Atkins dovranno essere il coinvolgimento e alla fidelizzazione di quanti più pubblici possibili, l’uso delle nuove tecnologie, la valorizzazione e l’implementazione delle collezioni, il dialogo tra i collaboratori e la collegialità delle decisioni, la chiara definizione dei ruoli di ciascuno, la stabilità finanziaria e la creazione di una rete, funzionale alla nascita di un distretto culturale. Chiude il documento una sezione di ringraziamenti all’interno della quale troviamo collocati anche il riquadro della mappa dei valori del museo, nonché lo schema riassuntivo del processo che ha generato il Piano Strategico, elementi, questi ultimi, che sintetizzano e danno eloquenza visiva ai concetti enunciati in precedenza.

Se ora volgiamo la nostra attenzione esclusivamente alla forma del documento, notiamo come esso sia un prodotto estremente curato, studiato in ogni minimo dettaglio al fine di enfatizzare al massimo i contenuti. Il primo elemento degno di nota è l’abbondante uso delle immagini, che sono dislocate strategicamente all’interno di tutto il documento al fine di dare espressione visiva ai concetti enunciati tramite il testo scritto. Ciò che però emerge con più forza dalle fotografie del Piano Strategico è l’espressione di due principi basilari per il museo: innanzitutto l’idea che il suo staff non è composto da “anonimi ingranaggi”, bensì da persone, che hanno un volto, un nome (vedi i ringraziamenti finali), e che sono orgogliose di appartenere alla grande famiglia del museo; secondo poi l’idea che il Nelson-Atkins è al servizio della collettività, non a caso la maggioranza delle foto ritrae sempre gruppi di persone, diverse per età, estrazione sociale e gruppo etnico di appartenenza, in interazione tra loro. Altra scelta molto efficace è l’uso dei motti, in particolare di quello identificativo della mission del museo “Where the power of art engages the spirit of community”, al fine di fornire al lettore messaggi chiari, sintetici e di effetto, capaci di imprimersi nella mente delle persone.

Concludendo possiamo dunque dire che il Piano Strategico del Nelson-Atkins Museum of Art si segnala come un documento chiaro, comprensibile a pubblici di qualsiasi livello, ma soprattutto come uno strumento di comunicazione esterna dell’immagine del museo estremamente accattivante ed efficace.

Simone Pisano

15/08/1979

Simone Pisano ha scritto articoli per ArtShape.