Museum of London

Museum of London

di Alice Mussini

In pieno centro della capitale del Regno Unito si trova la sede principale del Museum of London, dove la città e le persone che ci vivono sono al centro di ogni attività, come esplicato dallo Strategic Plan ideato per il quinquennio 2013-2018. Qui l’intensa passione per la città, tanto da essere definita “infettiva”, viene espressa fin dall’inizio e sottolineata più volte.

La visione esprime l’esplorazione della storia evolutiva delle città, volontà alla base della politica del museo, rivolgendosi ad un pubblico sempre più ampio secondo i dettami imposti dalla società individuando i cinque punti fondamentali per raggiungere lo scopo:

  • accogliere e informare il maggior numero di persone;
  • essere meglio conosciuti;
  • riorganizzazione delle collezioni;
  • coinvolgere ogni scolaro;
  • essere autosufficienti energeticamente.

Gli obiettivi risultano essere ambiziosi: 1,5 milioni di visitatori in media tra Londra ed i Docklands; partecipare a dieci dei maggiori pubblicazioni cittadine per accrescere la propria popolarità; maggiore uso delle collezioni nella ricerca e conseguentemente essa stessa e il relativo impatto sociale; attrarre e interagire con più di 850mila bambini in età scolare; generare reddito totale di 100milioni di sterline. Tuttavia non dovrebbe essere impossibile raggiungerli visti i livelli abituali che rivelano quanto l’istituzione sia già presente nella comunità (tra gli altri 600mila visitatori annui, 17mila sostenitori su Facebook e 29mila su Twitter, 10mila bambini occupati nel settore educazione); non bisogna neanche dimenticare le pratiche di ricerca già in atto o le opere di volontariato. Tutto ciò ha portato il museo a essere preso ad esempio di museo cittadino da delegazioni di vari paesi quali Australia, Brasile, Corea e Francia.

Personale creativo, collaborativo e desideroso di sperimentare, vero ambasciatore dei valori museali; collezioni d’importanza internazionale e ricche di elementi fondamentali nella storia del Paese da valorizzare e rendere fruibili; rete di comunicazione gestita in modo efficace per rimanere un riferimento per la ricerca e per la città; strutture con spazi pubblici, aree verdi, uffici, negozi, indispensabili per la realizzazione di nuovi progetti, quale la riduzione degli edifici a due, rendendo vacante la Mortimer Wheeler House di Hackney. Questi sono i punti forti su cui basare la crescita.

Vengono indicate tre tipologie di ostacoli al procedimento:

  • sociale; in un’epoca di continui cambiamenti, il museo si impegna a giocare un ruolo di primo piano nell’istruzione della cittadinanza, nella comprensione di cosa voglia dire essere “cittadino” attraverso progetti di volontariato con la collaborazione dei maggiori musei ed archivi londinesi.
  • finanziaria; per rendersi il più possibile economicamente autosufficienti dalle sovvenzioni UE sarà utile un approccio più dinamico alla raccolta fondi e lo sviluppo di nuove fonti di reddito.
  • infrastrutturale; l’abito non fa il monaco, ma certamente aiuta, e per rinnovare rendendo il tutto più accogliente servono investimenti significativi. Percorsi pedonali e spazi pubblici accessibili riunirebbero il museo, il Barbarican Center ed il Guidhall School of Music & Drama formando un centro culturale. Oppurtunità analoghe sono state pensate anche per la sede nei Docklands.
  • ambientale; ridurre i consumi energetici.

Dopo aver esposto i punti di partenza ed i vari scopi finali, il piano esplica tutte le cinque tappe su indicate per raggiungerli. Coinvolgere il maggior numero di persone tenendo conto dei diversi generi di pubblico (es. progetto “We Are London”, che punta a formare dei gruppi specifici), creare mostre ed eventi innovativi maggiormente impostati sul contemporaneo a cui sarà dedicato un nuovo spazio volti a (ri)scoprire zone e personaggi legati alla città (si veda la mostra su Sherlock Holmes prevista dal piano e in corso attualmente presso la sede centrale), trasformare continuamente le gallerie; digitalizzare il patrimonio e fare rete sul web; sviluppare le capacità di ognuno ed il rapporto con la città mediante attività di volontariato.

Le comunicazioni sono alla base del secondo punto: farsi conoscere meglio. Essenziale è essere considerati il posto da visitare per conoscere Londra anche attraverso la connessione fisica con la città.
Terzo punto: la rilevanza delle collezioni, rese fruibili ed elemento di interazione con studiosi oltre che con MOLA (Museum of London Archaeology) a scopo di ricerca; archeologia come tramite tra luogo e persone.
Quarto punto: coinvolgere il maggior numero di alunni di ogni età anche grazie all’accessibilità del patrimonio e spazi creativi per famiglie quali Mudlarks, galleria ad esse dedicata nei Docklands.
L’autosufficienza del museo sotto l’aspetto economico ed ambientale costituisce l’ultimo aspetto del piano, che nel suo complesso rivela come comunicazione, fruibilità e iterazione con la città siano le strategie del futuro perché un museo abbia ragione di continuare ad esistere.

Alice Mussini

Alice Mussini

Laureata presso l'Università Cattolica di Milano con una tesi in arte medievale, ma mi definisco un'eclettica; non sono solo arti visive, ma cinema teatro e letteratura.

Alice Mussini ha scritto articoli per ArtShape.