Musei: istruzioni per (multi)uso

Musei: istruzioni per (multi)uso

di Alice Mussini

Raffaello o Ingres o Picasso sono fatti per meditare… Per meditare davanti a un quadro bisogna che sia collocato al posto giusto e in un’atmosfera calma.

(Le Corbusier, Manuale dell’abitazione, 1920)

É con questa citazione che inizia il libro di Remo F. M. Malice intitolato Il contenitore della memoria. Riflessioni su funzioni e potenzialità museali, edito nel 2011 dalla Kaleidoneditrice, e il cui scopo dichiarato è quello di dare al lettore le basi per la comprensione della museologia e della museografia, le scienze fondanti dell’istituzione museale moderna, non solo nella concezione tradizionale legata alla sua natura architettonica, ma anche di museo-luogo. Esse non sono quindi legate solamente ad un edificio secondo tradizione, ma assumono un’accezione molto più ampia, in cui risulta rafforzato il rapporto col territorio d’appartenenza. In fondo, chi non ha sentito negli ultimi anni definire l’Italia “un museo a cielo aperto”?

Museo come luogo di formazione, in cui l’osservatore deve essere messo in condizione di comprendere l’oggetto esposto, divenuto non più mero fenomeno estetico, ma testimone di una civiltà passata o presente. Ciò può avvenire solo grazie ad un processo multidisciplinare, in modo da valorizzare ogni suo elemento comunicativo.

Nello svolgimento del libro sono riscontrabili tre macro-argomenti, ognuno dei quali è suddiviso in brevi capitoli rispettando così l’idea della “guida pratica” dell’istituzione museale. La storia dell’istituzione museale viene trattata in tutte le sue tappe fondamentali, a partire dalla nascita del termine “museo” derivante dal greco “museion”, cenacolo intellettuale nel palazzo reale d’Alessandria d’Egitto il cui nome fa riferimento alle Muse, le nove figlie di Zeus e Mnemosine, dea della memoria. La filosofia legata alla cosiddetta biologia evolutiva portò agli albori del collezionismo, ma bisognerà attendendere il diritto romano perchè si arrivi a che le opere d’arte esposte in luoghi pubblici siano catalogate e contrassegnate per legge.

Dopo aver accennato alla considerazione che si aveva dell’arte nel Medio Evo, Malice concentra le sue riflessioni sul Rinascimento; tra XV e XVII secolo si vennero infatti a creare alcune delle tappe principali che portarono nella seconda metà del Settecento alla nascita del museo moderno. Nel 1471, ad esempio, Sisto IV donò alla città di Roma alcune sculture da collocare in Campidoglio, dando vita al primo “museo” aperto al pubblico. Al 1618 risale la collezione del cardinale Federico Borromeo, dove, per la prima volta, la collezione non è più solo oggetto di diletto, ma strumento educativo.

Il XVIII secolo viene descritto come ricco di eventi significativi, a cominciare dal fatto fondamentale che vari Stati, tra cui anche l’Italia, dimostrarono interesse a rendere fruibili le collezioni per finalità educative ed il pubblico godimento. A tal fine, grazie al patrimonio acquisito dalla soppressione degli enti ecclesiastici, nacquero i primi musei civici. Il XX secolo risulta invece essere dedicato alle grandi innovazioni, principalmente oltreoceano; al 1943 risale la nuova sede del Guggenheim Museum a New York fatta costruire su progetto di F. L. Wright. A questa data Malice fa riferimento per stabilire uno spartiacque con la concezione contemporanea di museo; qui il contenitore diviene protagonista esattamente come il contenuto, che ne rimane valorizzato tramite la tecnica definita “white box”, secondo la quale lo sfondo bianco fa risaltare le opere. Dagli anni Ottanta si è fatta largo l’idea di nuove funzioni museali, elemento d’innovazione e riqualificazione urbana.

I capitoli successivi sono dedicati alla museologia, scienza dalla difficile definizione suddivisa idealmente in tre campi in base agli oggetti su cui agisce: museologia della meraviglia, tipica dei musei d’arte, dove l’esposizione innalza l’oggetto alla vetta del meraviglioso divenendo essa stessa opera d’arte; museologia razionale, dedita allo studio delle scienze naturali e, negli ultimi anni, alla spiegazione dei relativi fenomeni; museologia evocativa, sviluppatasi nell’ultimo trentennio ponendo in primo piano il rapporto tra i popoli in modo da comprenderne al meglio la storia.

L’ultima sezione riguarda la museografia, la quale enfatizza il rapporto tra contenitore, contenuto ed osservatore, con un preciso riferimento al caso italiano. Riguardo a ciò Malice sottolinea il valore dell’allestimento, a cui riserva il capitolo più ampio di tutto il saggio, indicando tre tipologie d’esposizione di un oggetto: isolato nello spazio, parte di un gruppo organizzato oppure estremamente variegato, da percepire nella sua totalità. Altro fattore determinante risulta essere il luogo dell’esposizione, composto da vari elementi quali illuminazione, protezioni, divulgazione testuale e grafica. Se l’oggetto mostrato non basta per divenire fatto iconico, serve un’allestimento materiale significante dell’esposizione. Per fare ciò, Malice ha individuato una “Teoria dell’allestimento” in otto punti:

  • museo
  • architettura
  • icona e spazio espositivo
  • allestimento del frammento dell’architettura del museografia
  • allestimento museale come “machine à exposer”
  • pianta libera
  • scena fissa
  • allestimento e comunicazione

Al termine di questa recensione sento di dover fare una piccola critica a questa breve guida; si sente infatti la mancaza di un qualsiasi apparato fotografico a fronte di un testo carico di esempi ed in cui si è chiarito che la comunicazione, in questo caso visiva, è fondamentale per l’apprendimento e quindi la formazione del fruitore.

R. F. Malice, Il contenitore della memoria. Riflessioni su funzioni e potenzialità museali, Kaleidon editore, 2011, 108 pp., 15 euro.

Alice Mussini

Alice Mussini

Laureata presso l'Università Cattolica di Milano con una tesi in arte medievale, ma mi definisco un'eclettica; non sono solo arti visive, ma cinema teatro e letteratura.

Alice Mussini ha scritto articoli per ArtShape.