Lo spettacolo in mostra

Lo spettacolo in mostra

di Lara De Lena

In che modo vengono allestiti i musei e le mostre di spettacolo? come strutturare un racconto, creare un filo narrativo che crei nella coscienza dello spettatore la performance, effimera ed irripetibile per sua stessa natura? può un’esposizione stimolare la curiosità verso una conoscenza più vasta e approfondita delle arti performative?

Il volume Mostrare lo Spettacolo. Musei e Mostre delle Performing Arts, a cura delle ricercatrici di Storia del teatro e dello spettacolo Paola Bertolone (Università di Siena), Maria Ida Biggi (Ca’ Foscari) e Donatella Gavrilovich (Tor Vergata), esplora il tema e cerca di dare delle risposte, eseguendo una disamina da tre diversi punti di vista: la scenografia e lo spazio, il performer e il costume.

In Le mille e una scena, l’attenzione è sull’allestimento dello spazio scenico. Si inizia passando in rassegna le varie tipologie di allestimento: i Teatri Museo, che aprono al pubblico i “dietro le quinte”, i Musei nei Teatri, archivi storici, i Musei teatrali musicali e infine le Case Museo, luoghi di “snaturamento” dello spazio, che da abitativo diventa espositivo. Gli esempi presi in considerazione mostrano luoghi polifunzionali ed interattivi che raccontano il passato allo scopo di sensibilizzare all’arte e alla musica.

Si continua con l’analisi di esposizioni ad oggetto la scenografia, con una attenzione particolare al bozzetto come testimonianza dell’idea da cui nasce un progetto di scena. Parte figurativa e architettonica dello spettacolo, la scenografia è la documentazione iconografica di quanto è stato costruito e dipinto sul palcoscenico e osservato dal pubblico e resta quindi punto focale del “racconto” della performance.

In assenza. Musei e mostre del performer pone l’attenzione sulle esposizioni incentrate sulla figura, sull’arte e sulla storia del performer. Attraverso una serie di esempi si analizza come l’oggetto “performer” è stato tematizzato negli allestimenti e quali sono le scelte del “display”, del segno da accentuare:

La rivoluzione concettuale insita nei nuovi media, la significativa messa in discussione di costanti interpretative (…), permettono di riconfigurare le latenze inespresse o decisamente mal comprese dell’arte dell’attore e del performer in generale.

Il tema è, ovviamente, complesso. I musei e gli eventi espositivi ad oggetto il performer devono recuperare l’essenza, l’immateriale dello spettacolo che celebrano, non limitarsi ad esibire gli oggetti del “display” come fossero opere d’arte a se stanti. Solo in questo modo sarà possibile evidenziare la parte “vitale” del performer e della performance. Le case museo basate sul performer devono necessariamente mantenere lo status quo del personaggio, creando un allestimento che mantenga un equilibrio tra realtà e “procedimento interpretativo”. Il luogo è prima di tutto testimonianza.

In mostra “Anime di Stoffa. Musei e mostre del costume focalizza infine l’analisi sul ruolo dell’abito di scena come oggetto del racconto, fondamentale a creare nello spettatore una memoria della performance.

Si parte da una breve carrellata della storia del costume, dal Movimento Internazionale Modernista (Art&Crafts di William Morris) alle avanguardie storiche fino al Produttivismo russo, per giungere ad una forte rivendicazione del valore evocativo dell’abito di scena.

Molto spesso, nelle esposizioni a tema, gli abiti di scena esposti su manichini emergono unicamente per la loro bellezza e per la finezza della fattura ma non creano l’emozione perché non vengono “immersi” nel ricordo della performance. Vengono quindi presi in esame esempi positivi e negativi incentrati sul tema della “visione emozionata” il cui il costume è parte della scena e resta legato al corpo di chi lo ha indossato.

È doveroso continuare la ricerca sul campo e promuovere mostre e musei delle Performing Arts per fare in modo che sia sempre più evidente in Italia (come già accade nel resto d’Europa) che le “arti applicate” vangano parificate alle cosiddette “arti maggiori”.

Nel XXI secolo il ruolo del Museo si modifica e con esso cambia anche la sua immagine.  Ciò che emerge dalla lettura dei tre saggi è soprattutto un monito per gli addetti ai lavori: l’obiettivo non è più solo “mostrare” il materiale bensì “reinterpretarlo” attraverso nuove forme di catalogazione e archiviazione che generino un percorso coerente che possa immergere lo spettatore nella performance. Il museo di arti performative deve esaltare il valore estetico e conservare la memoria di ciò che espone e che “narra”. Quel che va sostenuto non è il valore dell’oggetto in se’ ma il suo significato storico, necessario alla formulazione del “mito”.

Paola Bertolone, Maria Ida Biggi, Donatella Gavrilovich, Mostrare lo Spettacolo. Musei e Mostre delle Performing Arts, UniversItalia, Roma, 2013 (ed. aggiornata 2014), 196 p., ill., € 18.

Lara De Lena

Lara De Lena

Molisana d'origine e bolognese d'adozione. Laureata in Lettere moderne con una tesi in arte contemporanea, lavora all'Università di Bologna. Dipinge, disegna e ama l'arte, in particolare del XX secolo, la musica e lo yoga; cerca di viaggiare quando può.

Lara De Lena ha scritto articoli per ArtShape.