Il Van Gogh Museum di Amsterdam

Il Van Gogh Museum di Amsterdam

di Costanza Borsari

Il Van Gogh Museum di Amsterdam (VGM) è una realtà di spicco nel panorama mondiale dell’arte: è un museo che funziona, consapevole del proprio valore, delle attese e  delle responsabilità che ne derivano. Fondato nel 1973, da subito accoglie la più grande collezione, a livello mondiale, delle opere di Vincent Van Gogh, a cui si aggiungono lavori di altri artisti realizzati tra il 1840 e il 1920, e dall’inizio degli anni ‘90 le opere della collezione Mesdag. Il VGM rappresenta, e si definisce, un vero “brand” culturale, tanto che non solo è il secondo museo più visitato d’Olanda, ma uno dei 25 più frequentati al mondo! Questa popolarità deriva dal forte interesse che il pubblico nutre per il lavoro e la vita di Van Gogh, un interesse che non accenna a diminuire e stimola il museo a una costante evoluzione, fatta di nuovi progetti e collaborazioni.

Con questa consapevolezza, e in continuità con quanto individuato nel lustro precedente, il VGM ha da poco compilato il nuovo piano strategico per il quinquennio 2014-2017. L’obiettivo principale rimane la gestione, conservazione ed esposizione di una collezione unica al mondo; anche la mission rimane invariata, ed è quella di rendere accessibile a un pubblico più vasto possibile la vita e il lavoro di Van Gogh e dei suoi contemporanei, nel tentativo di arricchire le loro vite e in un certo senso ispirarle. L’esposizione permanente rimane la principale attrazione per i visitatori, si stima infatti che l’80% di essi si rechi al museo per visitarla. Sulla base di questo dato il museo intende continuare a investire in interventi di conservazione, gestione e ampliamento, a cui continuerà ad essere affiancata una ricerca scientifica di alto livello.

Nell’ottica della gestione della collezione, il VGM dal 2011 si avvale di un database (Adlib Museum Plus) che consente di consultare velocemente il piano generale della collezione; a questo strumento si pensa in futuro di aggiungere anche il censimento delle opere appartenenti a collezioni collaterali. La crescita della digitalizzazione è un obiettivo importante per un museo, e il VGM è consapevole della potenza di questo strumento sia nel campo della ricerca (oltre al già citato database si lavorerà a una maggiore visibilità e presenza in rete della biblioteca del museo) che in quello della comunicazione col pubblico (sono all’attivo profili Facebook, Twitter e Google+ che ricevono crescente approvazione dalla comunità web).

È proprio nel campo della comunicazione che il museo sembra voler giocare le sue carte migliori: in quest’ottica, infatti, è stata recentemente riorganizzata la collezione permanente, lavorando per offrire una migliorata esperienza di visita, con un incremento nell’impiego dei media digitali all’interno del percorso, e collegamenti più ovvi e logici tra la permanente e le diverse esposizioni temporali. Il VGM si pone anche l’obiettivo, certo sempre molto ambizioso per una struttura pubblica, di realizzare nuove acquisizioni, oltre a continuare l’organizzazione di mostre temporanee di alto livello, alcune delle quali potranno essere “esportate” in musei stranieri.

Rimane di centrale importanza il campo della ricerca scientifica e delle pubblicazioni legate alla collezione, sempre col desiderio di rappresentare un’eccellenza nel panorama delle istituzioni culturali. Invece per quanto riguarda la didattica il VGM continuerà a offrire e progettare visite su misura per diversi target di visitatori, puntando anche a strumenti che agevolino l’esperienza fruitiva degli adulti, come la progettazione di applicativi per dispositivi mobili, proposte di aperture straordinarie ed eventi collaterali. Un progetto molto particolare di cui il VGM è cofondatore e che continuerà ad essere proposto è il Museum PlusBus, un servizio di navetta rivolto ad anziani residenti in casa di cura o che ricevono assistenza domiciliare. Questo più di altri è forse il segnale di quanto il VGM si impegni per incrementare le visite, ma in un’ottica che ha anche una forte attenzione per il benessere sociale, in totale coerenza con quanto espresso nei suoi obiettivi.

Il Museo Van Gogh rende accessibile a più persone possibile la vita e il lavoro di Vincent Van Gogh e l’arte del suo tempo, al fine di arricchirle ed ispirarle.

Ma questo impegno comunitario rientra anche nell’ambizioso progetto di alzare il numero di visitatori annui: partendo dall’attuale base di 1,4/1,5 milioni si vuole raggiungere il picco di 1,7 milioni entro il 2017.

Sono molte le proposte del VGM per i prossimi cinque anni, alcune mantengono profili un po’ troppo generali, ma in linea di massima il museo sembra avere le idee molto chiare sul suo valore sociale, scientifico ed educativo, a livello nazionale e non. Il piano del VGM riporta costante attenzione alla situazione oggettiva del museo, non solo per quanto riguarda i pubblici e le sue caratteristiche, ma anche per le disponibilità finanziarie e la reperibilità dei fondi. Nonostante la situazione di crisi economica degli ultimi anni, avvertita anche dal VGM che ha visto ridurre notevolmente i sussidi statali, non mancano le proposte di riscatto e l’ambizione di nuove acquisizioni che si appoggeranno su diverse attività di partnership e fundraising.

Da queste pagine il Van Gogh Museum ne esce come una realtà forte e consapevole di sé, che nonostante la sua grande popolarità non cessa di cercare nuove strade per arrivare a una fetta di pubblico sempre maggiore. Se si dovessero individuare le parole chiave del piano del VGM potrebbero essere le seguenti: comunicazione, accessi, introiti. Non a caso, una dietro l’altra. Le prime due come condizioni necessarie per sviluppare la terza, nell’ottica finale di una circolarità dei servizi e della costante crescita dell’istituzione.

Costanza Borsari

Costanza Borsari

Laureata in Arti Visive presso l'Università di Bologna con una tesi in Psicologia dell'arte, è attualmente iscritta alla Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici del medesimo ateneo. Si interessa di espressioni artistiche del XIX e XX sec. e di psicologia dell'arte, con particolare attenzione alle dinamiche della fruizione.

Costanza Borsari ha scritto articoli per ArtShape.