Il museo può ancora rappresentare una proposta educativa per la società?

Il museo può ancora rappresentare una proposta educativa per la società?

di Chiara Tranquillita

Qual è la natura della relazione che l’oggetto culturale intrattiene con il suo fruitore? Le nuove tecnologie facilitano o ostacolano il ‘consumo’ del bene culturale? Le tecnologie evolute e in particolar modo quelle mobile possono facilitare l’apprendimento informale di contenuti? I musei quale ruolo svolgono per la cittadinanza oggi?  Quali strumenti utilizzano per attrarre il pubblico, se la volontà è quella di svolgere una funzione di intrattenimento?  Esiste una qualche relazione tra il bene culturale e la scuola? Quale relazione esiste tra Scuola e Museo, tra didattica e bene artistico?

Queste sono le domande che hanno spinto Mirella Ferrari a riflettere e quindi a pubblicare Educare all’arte e nuove tecnologie edito da Guerini e Associati nel 2013. I quesiti di partenza sono molto interessanti e di attualità e invogliano il lettore a continuare a proseguire la lettura nonostante il layout sia poco accattivante e talvolta non coerente con le scelte.
I quattro capitoli in cui è strutturato il testo risultano non omogenei nella loro estensione. I primi due, che sarebbero dovuti essere

un excursus storico delle teorie che hanno tentato di indagare il bene culturale e di offrire dei modelli teorici

presentano una rilevanza maggiore rispetto alla seconda fase di ricerca che avrebbe invece dovuto essere il punto nevralgico della questione.

Nel primo capitolo si cerca di delineare l’evoluzione storica del museo, della sua fruizione e si definisce l’utenza ideale e quella reale. Vengono poi studiati

gli allestimenti come strumento che dovrebbe rispondere a esigenze di apprendimento didattico e di orientamento,

vengono quindi analizzati un paio di casi concreti ma senza entrare nel dettaglio.
Se il primo capitolo poteva risultare interessante come introduzione, il secondo concentra due secoli di trattazione inerente alla storia dell’arte in 66 pagine. Trattazione che spazia dalla critica alle teorie di comunicazione. Essendo tale argomento molto vasto, e lo spazio fisico del libro molto ristretto, l’illustrazione delle dottrine presenta molte semplificazioni, banalizzando talvolta i concetti stessi. Si poteva quindi optare per una selezione delle teorie effettivamente utili per esplicare la tesi di partenza dell’autrice.

Le modalità attraverso le quali si opera per creare una relazione tra pubblico e arte a vocazione didattica

sono il soggetto del terzo capitolo. Dopo una brevissima descrizione delle teorie inerenti alla pedagogia didattica da applicare nei musei e dopo l’analisi di qualche laboratorio, Ferrari arriva alla conclusione che la situazione italiana presenta una discrepanza tra livello teorico e livello pratico. Oltre agli esempi di Mart e
Gam di Torino, vengono suggeriti i laboratori della Tate Gallery di Londra. Anche qui l’autrice perde l’occasione di descrivere i percorsi didattici ai quali ha partecipato, ma si limita ad enumerare titoli di laboratori o a descrivere la reazione positiva delle classi.

Infine in 28 pagine, intervallate da numerosissime immagini, viene accennato come le nuove tecnologie dovrebbero essere prese in considerazioni da curatori, direttori e chiunque operi nel settore dei beni culturali in quanto la società di oggi né è immersa e né è dipendente per trovare interesse. Oltre a qualche citazione di esperienza direttamente visionata, non si delineano linee guida o suggerimenti inerenti a questa problematica.

Tutto il testo è intervallato da immagini o schemi non chiari ne messi a fuoco che disturbano anche la visione.
Il linguaggio è semplice e chiaro, le note talvolta superflue ed elementari tanto che ci si pone la domanda per chi sia rivolto tale testo. Se fosse per un addetto ai lavori, sarebbe troppo semplicistico, se fosse per un pubblico ignaro delle dinamiche museali o dei beni culturali ci sarebbero troppe informazioni e per di più poco collegate tra loro.
Il testo presenta una buona bibliografia.

Il prezzo del volume risulta un po’ elevato rispetto alla grafica e al testo proposto. Si consiglia comunque la lettura per avvicinarsi ad una riflessione sulla tematica dell’importanza dell’educazione all’arte e con l’arte e come questa debba essere seguita e migliorata.

M. Ferrari, Educare all’arte e nuove tecnologie, pp.211, Milano, Guerini e Associati, 2013, 18.50 €

Chiara Tranquillita

Chiara Tranquillita

Specializzanda presso la Scuola di specializzazione in Beni Storico Artistici di Bologna. Laureata in Discipline artistiche con tesi in arte moderna presso l'Università di Verona. Appassionata del mondo museale e affascinata dall'organizzazione di mostre temporanee.

Chiara Tranquillita ha scritto articoli per ArtShape.