Il museo, i pubblici. Nuove strategie di comunicazione museale

Il museo, i pubblici. Nuove strategie di comunicazione museale

di Francesco Cavallini

Dalla ricerca svolta fra il dicembre 2010 e giugno 2011 da un gruppo di lavoro coordinato da Ludovico Solima e realizzato in intesa con la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del MiBAC nasce Il museo in ascolto, un volume dedicato a riconoscere e a implementare le pratiche di accessibilità del patrimonio culturale e volto a orientare le scelte strategiche e i processi decisionali degli operatori delle istituzioni museali. La ricerca rappresenta una nuova edizione e aggiornamento dell’indagine svolta nel 1999 ed edita da Gangemi nel volume del 2001 dello stesso Solima, II pubblico dei musei. Indagine sulla comunicazione nei musei statali italiani.

Il museo in ascolto si propone dunque come analisi delle caratteristiche e delle esigenze di un pubblico sempre più differenziato ed eterogeneo, più consapevole e attento in tema di comunicazione museale; alla base vi è il fruitore culturale, il pubblico, o per meglio dire “i pubblici” al plurale, dei luoghi della cultura, con riferimento ai loro bisogni ed esigenze informative per programmare e suggerire azioni di miglioramento nella comunicazione dei contenuti e dei servizi, supportare politiche di incentivazione e per costruire strumenti di dialogo e di fidelizzazione.
Il testo si sviluppa attorno a tematiche quali il processo di comunicazione del museo e le modalità di interazione fra museo e visitatori, in una ottica in cui il concetto di accessibilità al patrimonio culturale viene inteso, e diviene sinonimo, di partecipazione informata, ovvero realizzazione di una esperienza di qualità in grado di costruire una coscienza critica nei cittadini e nei fruitori sui valori intrinsechi della storia e della tradizione.

In un contesto così delineato, la comunicazione riveste un ruolo fondamentale all’interno della valorizzazione del patrimonio artistico e, più nello specifico, nella gestione e amministrazione museale; istanza questa che richiede sempre più aggiornate strategie metodologiche in quanto fattore incentivante alla crescita di valore “interno” generato dal museo (di natura finanziaria e gestionale dell’edificio, del personale e delle collezioni) e “esterno” alla istituzione stessa esplicitata nella dimensione cognitiva, esperenziale, relazionale e anche economica sia del singolo individuo che della società e contesto in cui opera.
Tutte queste problematiche vengono esaminate nel primo capitolo del volume, in cui grande rilievo viene riservato alle questioni sollevate dallo sviluppo tecnologico inteso non soltanto come incubatore per la nascita di nuovi strumenti di comunicazione, ma anche come fattore determinante alla evoluzione delle caratteristiche del pubblico a cui il l’istituzione museale intende riferirsi e a cui cui deve aggiornarsi continuamente.

I capitoli che seguono sono una chiara disanima della metodologia, della ricerca e dei risultati ottenuti grazie l’indagine per mezzo di questionario a risposta chiusa offerto al pubblico di dodici importanti istituzioni museali italiane, con approfondimenti e integrazioni rispetto al questionario del 1999 (Il museo si interroga) suggerite dalla analisi della letteratura degli ultimi dieci anni in tema di visitor studies: utilizzo delle nuove tecnologie, rapporto fra museo, residenti e turisti e una particolare attenzione è stata riservata alla dimensione sociale della visita al museo.
La struttura del questionario è stata pensata per aiutare i visitatori a ripercorrere le diverse fasi dell’esperienza museale, prima, durante e dopo la visita. Secondo un percorso progressivo, che parte dalle fonti di informazione generalmente utilizzate per acquisire notizie sul museo e sulle mostre, le domande analizzano il grado di soddisfazione dei canali di comunicazione messi a disposizione, l’esigenza di ricevere maggiori informazioni, la dimensione sociale e l’eventuale interesse del visitatore a relazionarsi e a rimanere in contatto con il museo dopo la visita.

Dalle interviste condotte emerge uno scenario variegato della situazione e della comunicazione museale: un calo drastico di presenze dei ragazzi (dai 15 ai 24 anni) e la contestuale triplicazione degli anziani, la riduzione degli stranieri con il simmetrico aumento degli italiani e la crescita della presenza dei laureati mostra come l’universo di riferimento dei musei statali italiani si sia modificato negli ultimi dieci anni. La maggiore evidenza risulta essere internet quale principale canale comunicativo sia prima che dopo la visita, ed è proprio in questo “luogo” che si debbono concentrare le maggiori riflessioni e strategie gestionali, anche in considerazione del fatto che i costi sono relativamente ridotti se rapportati ad altri mezzi di comunicazione di massa maggiormente diffusi (radio e televisione).
Altro dato interessante che emerge dall’analisi è il bisogno dei visitatori di maggiori informazioni sulla collezione, sul museo e sull’inquadramento storico geografico delle opere. Ciò denuncia l’esigenza di avere una visione di insieme delle opere al contrario della specificità dell’opera singola; fatto che sottolinea la trasformazione nella ricezione del ruolo del museo da quello enciclopedico (verticale) a quello narrativo (longitudinale).

In un decennio i musei sono cambiati, il loro pubblico anche, ma probabilmente con una velocità più elevata. Questo potrebbe essere, in estrema sintesi, lo scenario messo in luce dalla ricerca

Ludovico Solima, Il museo in ascolto. Nuove strategie di comunicazione per i musei statali, Rubettino 2012.

Francesco Cavallini

Iscritto alla Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell'Università di Bologna

Francesco Cavallini ha scritto articoli per ArtShape.