Il Mattatuck Museum si lancia verso il 2017

Il Mattatuck Museum si lancia verso il 2017

di Carmela Santini

Quello che colpisce immediatamente guardando il piano strategico del Mattatuck Museum dal 2014 al 2017 è l’ottimismo, la vivacità, il dinamismo e la ricerca di coinvolgimento a vari livelli. Il suo obbiettivo finale è aumentare il numero di visitatori e il reddito. Per fare questo si pone prima di tutto in ascolto della realtà. Si rende conto di dover considerare con attenzione i numerosi cambiamenti sociali, i gusti del pubblico e l’evoluzione tecnologica. Sono consapevoli che non si può pensare ad un piano di sviluppo senza partire da questi elementi e senza considerare le risorse economiche sempre più limitate.

Il piano strategico, in modo molto realistico, esprime, già nelle sue premesse, la necessità di reperire fondi, donazioni e trovare membership che rendano fattibile questo piano. Il Matt desidera essere parte integrante del tessuto cittadino. Si propone di creare reti culturali nel territorio che possano sostenerlo, pubblicizzarlo e per le quali possa divenire un punto di riferimento fondamentale. Anche la ricerca di sponsor potrà trarre giovamento dal fatto che il museo sia presente ed attivo sul territorio e di conseguenza i finanziatori possano avere un riscontro visibile ed immediato. Il piano di sviluppo del Matt si propone di alzare lo standard qualitativo senza perdere la sua identità e mettendo al primo posto della sua mission il pubblico con i suoi desideri, le sue necessità intellettuali, fisiche e psichiche. Concretamente nel piano vengono elencati alcuni cambiamenti che lo predisporranno a queste nuove prospettive: ampliare gli spazi, modernizzarli dal punto di vista architettonico, renderli accessibili, attraenti, ampliare l’orario di apertura, allestire servizi aggiuntivi che forniscano confort ai visitatori e contribuiscano ad aumentare le entrate.

L’attenzione è rivolta a tutti i segmenti di pubblico senza escludere eventuali persone con problemi motori, fisici e psichici. Per conoscere e adeguare i suoi programmi a tutti i vari tipi di “pubblici” cerca di monitorare la tipologia dei visitatori e di studiare il modo per coinvolgere il maggior numero di persone. Il desiderio è quello non solo di attirare ma anche di fidelizzare il pubblico usando accorgimenti come la rotazione delle collezioni, le modifiche degli allestimenti e proponendo mostre temporanee e eventi. Ma il desiderio di incrementare i visitatori non si ferma qui, l’ambizione è quella di diventare un polo di attrazione regionale e non solo, per far questo si appoggia alla città e punta su attività esclusive ed in particolare su tre elementi: organizza una biennale, la “Notte dei saldatori” e cerca di valorizzare la sua collezione di bottoni, unica al mondo. Queste tre specificità hanno l’obiettivo primario di ampliare il bacino di utenza del museo ma anche il territorio potrebbe trarre benefici in termini di prestigio e di sviluppo economico dell’attrazione turistica generata dal Matt. Questo confermerebbe che l’armonia e la collaborazione tra i vari “attori” del territorio non solo siano vitali ma anche vincenti.

Per raggiungere i suoi obbiettivi si rende conto dell’importanza della tecnologia sia per quanto riguarda strumenti che favoriscano l’interattività all’interno del museo che per farsi conoscere all’esterno. Si propone di creare un gruppo di specialisti della comunicazione che si impegnino per far conoscere diffusamente il museo e le sue attività sfruttando tutti gli strumenti mediatici necessari. Naturalmente per raggiungere gli obbiettivi è fondamentale il sostegno di uno staff e di un consiglio direttivo professionali, motivati e soddisfatti del proprio lavoro che oltre ad essere lungimiranti coinvolgano anche esterni per unirsi nello sforzo di valorizzare il museo e con questo il territorio circostante. Questo piano strategico nel suo complesso risulta concreto, creativo e soprattutto parte dalla realtà, dai bisogni del pubblico e del territorio. E’ apprezzabile la fiducia riposta nella capacità attrattiva delle proprie collezioni. Un aspetto non trascurabile è che il progetto richieda, già dal suo inizio, un grande sforzo economico per renderlo adatto ai nuovi sviluppi quindi i guadagni non saranno immediati. L’idea sicuramente vincente è che il museo non sia auto centrato ma si senta parte di un sistema con il quale vive in un rapporto osmotico e di conseguenza non sia un’entità a se stante ma un bene di tutti.

Carmela Santini

Carmela Santini

Laureata in Storia dell'arte moderna e affascinata da tutto ciò che è bellezza nelle sue varie espressioni. Interessata e impegnata nel settore dell'arte legata al turismo.

Carmela Santini ha scritto articoli per ArtShape.