I sistemi museali come strategia di sviluppo

I sistemi museali come strategia di sviluppo

di Marianna Leone

Il museo del terzo millennio deve confrontarsi con il radicale cambiamento della società, tenendo in considerazione diversi fattori: l’esplosione del social network, le continue scoperte scientifiche e tecnologiche, la maggiore diversificazione della domanda culturale e la situazione politica e sociale. In particolare la crisi economica ha messo in luce la necessità di fare rete anche nel settore della cultura al fine di ottenere una maggiore efficienza dal punto di vista della gestione, cercando al contempo di favorire l’associazionismo e la creazione di un sistema di relazioni tra i vari enti preposti alla valorizzazione del patrimonio. Il libro Musei e patrimonio in rete. Dai sistemi museali al distretto culturale evoluto, attraverso una serie di saggi a cura dell’archeologa ed esperta di museologia Lucia Cataldo, tenta di illustrare la complessa rete di rapporti tra i sistemi museali e gli enti produttivi locali nella formulazione di strategie rivolte alla valorizzazione del patrimonio e del territorio.

Partendo da un’analisi del moderno concetto di museo, inteso come un luogo di partecipazione e di condivisione esperienziale, i vari capitoli illustrano in modo dettagliato le tipologie di sistemi e di reti museali fino alla descrizione di cosa s’intende con la nozione di distretto culturale evoluto. Appare evidente che la creazione di una rete è sempre legata alla volontà di riqualificare un territorio, in tal senso alcune città come Torino, Milano e Bologna rappresentano l’esempio tangibile della messa in atto di una strategia per la valorizzazione integrata del patrimonio culturale.

Nel secondo capitolo l’autore Pietro Tamburini spiega la differenza tra due tipi di sistema museale: quello territoriale di tipo gestionale e quello territoriale di tipo culturale. Mentre il primo ha come obiettivo il coordinamento di strutture preesistenti, il secondo nasce da una condizione di tabula rasa e si sviluppa da un progetto nuovo, perciò appare più articolato e complesso. Occorre precisare che le reti e i sistemi museali, nonostante mostrino delle differenze terminologiche e strutturali, hanno il comune scopo di mettere “a valore” un patrimonio e un territorio. Pertanto Tamburini scrive:

Le anime di un territorio rappresentano i valori fondanti di qualsiasi tipo di sistema o di rete museale”.

Anche la studiosa Tiziana Maffei analizza il ruolo e le funzioni della rete museale, intesa come un sistema di relazioni interorganizzative tra diverse realtà. Nel corso degli anni la rete è stata erroneamente considerata uno strumento per sopperire alla mancanza di risorse economiche, in realtà essa può rappresentare un’opportunità per consolidare il ruolo del museo all’interno di un territorio, contribuendo alla crescita culturale della collettività. In tal senso occorre rilevare come i livelli di qualità dei servizi museali, indicati nell’Atto d’indirizzo ministeriale nel 2001, possano diventare anche standard di rete, al fine di colmare le lacune del nostro paese in merito alla gestione del patrimonio culturale.         A tal proposito l’autrice scrive:

Per costruire una rete museale è necessario conoscere l’identità, il ruolo sociale, la funzione pubblica e la specifica mission di ogni museo” .

Un esempio di rete, già in attuazione in Italia, è il MAB, che nasce nel 2001 dall’idea di coordinare a livello nazionale ICOM, ANAI e AIB, cioè le tre maggiori associazioni dei professionisti del patrimonio culturale che operano in Musei, Archivi e Biblioteche. In questo caso a livello regionale sono stati stabiliti una serie di accordi interistituzionali che hanno permesso una gestione efficace della rete. Eppure viene da chiedersi come possano concorrere tali forme organizzative anche alla valorizzazione economica del patrimonio culturale in Italia. Come si può favorire la nascita di una vera e propria Industria culturale?

Nell’ultimo decennio si va discutendo riguardo tale problematica, pervenendo anche alla definizione di distretto culturale come modello di sviluppo economico. Esso, secondo quanto scrive l’autrice Antonella Nonnis, riguarda la presenza di agglomerati d’imprese che interagiscono su una determinata area territoriale. Nel caso del distretto culturale si tratta di una strategia rivolta a integrare le attività dell’Industria Culturale Creativa (ICC) con le attività dei settori connessi, come il turismo, attraverso una specializzazione territoriale, intesa come la concentrazione in aree urbane di musei, teatri, gallerie d’arte e altre strutture.  L’autrice rileva pertanto che:

Cultura e creatività sono state identificate come fattori ideali per avviare un processo di ripensamento strategico dei territori urbani e industriali.

Dopo aver analizzato le diverse tipologie di modelli organizzativi legati all’economia culturale, sono descritte le diverse professionalità nelle logiche di rete, ponendo l’accento sull’ importanza di nuove figure come il web communicator e l’esperto di marketing territoriale. Infine vengono presi in esame una serie di case studies per comprendere meglio la grande diversificazione dei sistemi museali in Italia. In altre parole il libro ci offre uno sguardo d’insieme su un tema molto complesso e articolato, coniugando l’aspetto teorico con quello pratico e mettendo in risalto l’importanza dei rapporti tra pubblico e privato in ambito museale.

Lucia Cataldo (a cura di), Musei e patrimonio in rete. Dai sistemi museali al distretto culturale evoluto, Hoepli, Milano, 2014    (17 Euro)

Marianna Leone

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Marianna Leone ha scritto articoli per ArtShape.