I musei e il patrimonio culturale: a chi e a cosa servono?

I musei e il patrimonio culturale: a chi e a cosa servono?

di Daniela Camarda

Se dal buio di una caverna o dalle sotterranee tombe primordiali le immagini e gli oggetti conservati erano strettamente legati alla vita quotidiana, intessendo una relazione magica tra l’uomo e le divinità, oggi comprendere che essi siano gli antenati dei nostri musei appare un’operazione difficile da metabolizzare appieno. Accade spesso che tra le memorie passate e le tracce mnestiche del presente si crei una frattura insanabile, come se da tempo immemorabile fossimo ripetutamente nell’oggi, anziché essere il risultato di un’accumulazione di segmenti temporali in successione, ciascuno di essi con significati e valori specifici.
I musei assolvono un’importante funzione nel processo di rievocazione e riattivazione della memoria, come stimolo per indagare e comprendere sia passato che presente, ma soprattutto per riattualizzare e trasformare in eredità vivente il patrimonio culturale.
Tali riflessioni emergono dalla ricerca sull’innovazione museale condotta a partire dal 1998 per la presidenza del Consiglio dei ministri da Vittorio Falletti e Maurizio Maggi, i cui approfondimenti e considerazioni sono stati pubblicati nel testo I musei, edito nel maggio 2012 da Il Mulino. Il volume offe una panoramica completa dei dibattiti, delle problematiche e delle contraddizioni che hanno animato la scena museologica negli ultimi anni e si propone non soltanto per gli addetti al settore, ma anche per neofiti o volontari dell’ambito culturale che sempre più spesso collaborano con lo staff museale, proprio perché

capire i musei significa capire come la nostra specie crea, seleziona e comunica i mattoni costitutivi del nostro patrimonio culturale, che è la base del nostro stare insieme.

Il testo si articola in sette capitoli che dipanano in modo esaustivo numerosi temi: dalla definizione del termine museo alla sua evoluzione storica fino ai nostri giorni, dalla descrizione delle diverse tipologie, delle funzioni, dei ruoli e della natura giuridica dei musei alle attuali tematiche sulla loro missione, sulle politiche e prospettive future.
Lungo questa disamina, un filo conduttore determinante è l’attenzione rivolta al visitatore e alla funzione del museo e degli oggetti esposti in relazione alla complessità del territorio e dei pubblici. Difatti, dalla seconda metà del Novecento in parallelo con il fiorire degli studi museologici sono proliferate realtà museali locali, dai musei contadini e di arte industriale – il cui antesignano più importante è il Victoria and Albert Museum a Londra (1899) – fino agli ecomusei, teorizzati dallo studioso francese e primo direttore dell’Icom Georges-Henri Rivière e dal suo successore Hugue de Varine-Bohan, che diventano luoghi collettivi, la cui sede è il territorio stesso, oltre i confini del museo, e la sua collezione è il patrimonio culturale della popolazione locale che comprende “edifici, manufatti, utensili, oggetti della vita quotidiana, ma anche elementi immateriali (racconti, tradizioni, leggende, ecc.), rappresentativi di una comunità urbana, rurale o altro e della sua storia che meritano una dignità museale”. Le critiche mosse a questa musealità diffusa, inerenti l’idoneità delle strutture e la ripetitività delle collezioni, ignorano il fenomeno sociologico di condivisione, riconoscimento e soprattutto di sensibilizzazione verso l’arte e i beni culturali che tali realtà locali svolgono, spesso a beneficio delle grandi realtà museali.
Le medesime riflessioni inducono Maggi e Falletti a interrogarsi negli ultimi capitoli a chi e a cosa serve il museo oggi e sulle politiche attuali e future. Un esempio efficace che illustra con chiarezza quali obiettivi e finalità debba avere un museo per divenire motore e ricettore socioculturale è il paradosso del “Museo dello stuzzicadenti” di Stephen E. Weil (1990). Egli descrive in maniera dettagliata un immaginario museo nazionale dotato dei requisiti museali previsti con strumentazioni high tech, percorsi tematici narrativi, catalogazioni accurate, mostre e pubblicazioni ad alto profilo, ma alla fine s’interroga sull’utilità sociale che la comunità ricaverebbe dalla celebrazione di un simile oggetto. Un paradosso esplicativo che secondo Maggi evidenzia l’errata valutazione di un museo primariamente sul piano delle funzioni e in secondo luogo sugli obiettivi che si propone in relazione alla conservazione, alla trasmissione e alla produzione culturale della comunità. È all’interno di uno studio scientifico rigoroso, di una progettualità attenta alle idee e ai concetti da proporre ai visitatori, stimolandoli al confronto che si può produrre cultura e “contribuire alla formazione del patrimonio culturale della collettività e della sua dimensione identitaria” anche grazie ai mezzi multimediali e alla spettacolarizzazione, purché non fini a se stessi.
Osservando le amministrazioni e le politiche per i musei di vari paesi, Vittorio Falletti individua una tendenza ampiamente standardizzata e utilizzata da tempo che investe le proprie risorse per ritorni economici e d’immagine attraverso la creazione di nuove sedi museali e di eventi culturali proposti come imperdibili a discapito delle attività di ricerca e di ideazione. Di conseguenza

il cittadino è uno spettatore e un limite invalicabile lo divide dal palco, regno esclusivo degli addetti ai lavori […] così la cultura diventa sempre più un affare da specialisti e sempre meno parte delle nostre responsabilità civiche,

mentre diversificare l’offerta dagli standard museali basati più sulle dotazioni che sulle prestazioni e i relativi effetti prodotti sui pubblici appare una via d’uscita coerente senza rinnegare l’opportunità di crescita turistica, di rivitalizzazione del tessuto economico e di aggiornamento tecnologico.
Dunque, ciò che questo volume illustra con chiarezza è la necessità di politiche museali meno legate agli schemi manageriali delle aziende e più vicini alla concezione di un museo come organismo vitale diversificato a seconda del territorio e soprattutto frutto della partecipazione della comunità che stimola trasformazioni e percorsi di cambiamento in sintonia con i rivolgimenti sociali.

V. Falletti, M. Maggi, I musei, Il Mulino, Bologna 2012,
pp. 227, € 13.

Daniela Camarda

Daniela Camarda

Specializzanda in Beni storico-artistici presso l'Università di Bologna. Laureata in Filologia moderna e Arti visive. Appassionata di arte contemporanea, museologia e giornalismo.

Daniela Camarda ha scritto articoli per ArtShape.