I musei contemporanei. Uno sguardo che cambia direzione

I musei contemporanei. Uno sguardo che cambia direzione

di Teresa Serra

Nel corso degli ultimi decenni i musei si sono trovati ad affrontare cambiamenti repentini e radicali, dovendosi confrontare con un mondo e una società che sta subendo modifiche profonde. Per stare al passo e cercare di recuperare la centralità culturale che da sempre ha avuto, l’istituzione museale ha dovuto – o dovrebbe – prendere atto di una verità che prima non era così scontata: per sopravvivere ed essere uno strumento adeguato, deve porre al centro del discorso il rapporto col pubblico, il confronto con esso. Se in passato infatti lo sguardo principale di ogni museo era rivolto all’interno delle sue mura, verso gli oggetti e i beni che dovevano essere tutelati ed esposti, oggi la direzione è cambiata, e entrambi gli occhi dei musei debbono essere puntati sul mondo esterno, sulle esigenze e le tipologie del pubblico che è già, o potrebbe diventare, visitatore.

I Pubblici dei musei, titolo del libro curato da Alessandro Bollo, edito da FrancoAgneli nel 2008, tenta di raccontare che cosa esattamente si intenda quando si parla di “esigenze del pubblico” e come, negli ultimi anni, ci si è comportati per rifondare l’idea di museo, facendo in modo che questo non diventi una struttura obsoleta e poco attrattiva. Per farlo, i cinque saggi presenti nel libro pongono una lente di ingrandimento sull’esperienza che, dal 1998, sta portando avanti il progetto Sistema Museale della Provincia di Modena, che raccoglie al suo interno ben cinquanta musei privati, la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici e l’Università, unite tra loro da un legame profondo con lo spazio geografico e culturale di cui fanno parte. Il progetto si propone di rinnovare l’immagine e la forza di attrazione di questo patrimonio culturale, migliorando i servizi, sviluppando la comunicazione e la promozione e coordinando tra loro le diverse realtà, favorendo così una percezione globale e diffusa del patrimonio culturale del territorio.

Ne emerge, principalmente, un diverso modo di gestire il museo, che si trasforma da sistema chiuso a sistema aperto, adottando una politica orientata al pubblico e alle strategie di comunicazione e marketing più in linea con la mentalità contemporanea. La chiave di successo, racconta nel suo saggio Lauretta Legnani, pare essere quella di un museo in grado di ascoltare, consapevole sia del tipo di fruitore che accoglie o non accoglie, che delle sue esigenze, delle sue aspettative, delle sue caratteristiche. Questo avviene di solito attraverso l’uso di questionari e focus group, atti a censire il pubblico e capire che tipo di richieste questo abbia. Cessa così, si potrebbe dire, quell’autoreferenzialità che ha caratterizzato per secoli l’istituzione museale, escludendo spesso dalle sue mura tutta quella fetta di pubblico non addetto ai lavori che invece oggi si cerca di attirare. Questo cambiamento non è ovviamente omogeneo: si riscontrano differenze tra i vari tipi di museo (quelli scientifici e tecnologici sembrano infatti più aperti all’innovazione) e, soprattutto, tra le varie nazionalità in gioco. L’Italia, per l’appunto, viene considerata una neofita, specie nelle regioni meridionali, seppur paradossalmente sia una delle nazioni che vanta la tradizione museale più antica.

La centralità del visitatore, lo sguardo estroflesso del museo contemporaneo e tutti i cambiamenti che da esso derivano sono dunque il principale argomento trattato da I Pubblici dei musei; tra le righe, la visione del mondo americana, che utilizza gli strumenti della nuova scienza del marketing, attenta a quella parola che oggi sembra assumere sempre più importanza: comunicazione. Lo scontro è inevitabile in un paese come l’Italia, che per quanto possa “americanizzarsi”, viene da una storia culturale molto diversa, parla un linguaggio quasi opposto.

Imparare divertendosi e rilassandosi, focalizzare l’attenzione sulle esigenze del consumatore, adottare tecniche di comunicazione in linea col cambiare dei tempi, adattare le offerte proposte al pubblico e al non pubblico (il capitolo finale è largamente dedicato, appunto, al non pubblico degli adolescenti, sottolineandone le ragioni e differenziandolo qualitativamente): queste sembrano essere le chiavi che porteranno il museo contemporaneo al successo, alla sopravvivenza, al rinnovamento. L’idea, vecchia e connotata da sfumature snobistiche, che la via d’accesso alla cultura sia impervia e faticosa, che imparare significhi anche investire tempo ed energie e che anzi, più se ne investono e più il risultato sarà appagante, è oggi superata. Il museo di oggi pare dimenticare – o volersi dimenticare – di essere stato un luogo diverso, un tempo, caratterizzato da ben altri obbiettivi. È cambiato il pubblico, e con lui deve cambiare il museo; si va verso il futuro, che sia meglio o peggio non è dato saperlo, ma non è permesso restare indietro.

Museums are changing from being static storehouses for artefacts into active learning environments for people.

Alessandro Bollo, a cura di, I Pubblici dei musei, FrancoAngeli, Milano, 2008, 153 pp. , € 17,00

Teresa Serra

Teresa Serra

Laureatasi in Arti Visive presso l'Università di Bologna, frequenta la Scuola di Specializzazione in beni storico-artistici. Si interessa soprattutto d'arte contemporanea.

Teresa Serra ha scritto articoli per ArtShape.