I musei alle frontiere del nuovo millennio

I musei alle frontiere del nuovo millennio

di Luca Minella

Nel saggio Musei alla frontiera, Maurizio Maggi analizza l’evoluzione dei musei sulla scena della globalizzazione che ha investito la cultura occidentale dell’ultimo ventennio: i numerosi cambiamenti di carattere sociale, culturale, antropologico che non hanno tardato a riversarsi sul mondo della cultura e del rapporto fra cittadino, istituzioni, politiche pubbliche e patrimonio culturale. Ciò ha determinato un nuovo orizzonte ontologico del concetto di museo, una delle istituzioni che maggiormente si è trovata nella situazione di doversi confrontare con una sterminata gamma di scenari e nuovi fenomeni sociali, che stanno ridefinendo i parametri dell’idea di cultura. L’autore individua una situazione di “frontiera” del nuovo millennio dove cittadini e la cultura hanno assunto forme e funzioni diverse: i primi sono passati dal ruolo di fruitori passivi a partecipanti attivi, mentre la seconda vive (su scala globale) una paradossale situazione di appiattimento e complessità forse mai vista prima.

Il saggio è suddiviso in quattro parti inerenti alle principali questioni problematiche accompagnate sempre da possibili soluzioni e meditate proposte per il futuro. La prima parte prende il titolo di “La cultura dal semplice al complesso”, in questa apertura Maggi osserva come i musei stiano vivendo una interessantissima fase di metamorfosi che li sta portando ad un profilo di media evolutivi in grado di riunire diversi piani di comunicazione; ne consegue che le istituzioni museali sono in grado di acquisire e sviluppare una modalità sofisticata di lettura e racconto della cultura, frutto di una innovativa apertura di orizzonti verso ambiti interdisciplinari e cooperazioni con istituzioni di diversa natura e tipologia.
Contemporaneamente anche il pubblico si è trovato a ricoprire un ruolo nuovo nei confronti delle istituzioni museali: “domanda e offerta di cultura sempre più come parti di un unico sistema di interdipendenza e di interazione”, è nata un’ intelligenza collettiva che riunisce tutti i cittadini che deve essere intercettata dai musei e dalle politiche pubbliche che si trovano a dovere interpretare una crescente gamma di domande eterogenee.

La seconda parte riguarda “La diversità culturale e la complessità”, qui l’autore individua due tipologie di disordine che hanno investito la cultura e che rappresentano quindi una nuova problematica da affrontare: la prima riguarda l’allargamento esponenziale del concetto di patrimonio, esso ha spostato le sue frontiere inglobando ogni cosa, mischiando i generi espressivi e creando numerose relazioni tra di essi.
La seconda riguarda il fenomeno opposto, ovvero la “soppressione delle differenze”: si tratta di una diretta conseguenza che la standardizzazione globale ha diffuso nell’intero pianeta, un’ ulteriore conseguenza è l’evidente fenomeno di appiattimento delle numerose varietà culturali che, fino a questo momento storico, hanno accompagnato la storia dell’umanità.

La questione apre però un terzo orizzonte che Maggi non manca di esplorare: è vero che la realtà contemporanea ci pone di fronte a grossi processi di omologazione planetaria, ma è altrettanto vero che è in atto una crescita dinamica delle diversità culturali. Secondo l’autore si tratterebbe di “una reazione diversa da luogo a luogo e da comunità a comunità, perché largamente basata sulla propria storia passata e quindi sui propri filtri interpretativi.” Ci troviamo così a riflettere sulle numerose risposte specifiche date dalle differenti comunità, esse possono essere interpretate come una reazione, un rifiuto, una convergenza, un sincretismo, una discontinuità, o altro… ma tutte confermano un chiaro pluralismo dell’umanità con la varietà profonda delle sue culture.

La terza parte verte su “Le sfide e le risposte” che le politiche e le istituzioni museali dovranno affrontare negli anni futuri; i musei “alla frontiera” trovano in questo ambito l’applicazione delle riflessioni teoriche espresse precedentemente. L’autore avanza la proposta di abbandonare il pensiero riduzionista in favore di “un nuovo metodo di azione che incorpori una visione complessa”. Questo condurrebbe ad una messa a fuoco dell’importanza delle finalità sociali piuttosto che all’esaltazione autoreferenziale della specializzazione tecnica.
La stessa evoluzione di pensiero tocca anche gli ambiti della museografia a lungo dominata dal retaggio del dualismo dotazioni/relazioni. Il superamento di questa situazione valorizzerà i musei per le loro relazioni e per la qualità di ciò che scambiano con la comunità piuttosto che per le proprietà delle loro dotazioni.
Tutto questo deve essere ovviamente supportato da una diversa politica e da nuove forme di pianificazione volte alla tutela delle reti comunicative fra differenti leadership in cui saperi esperti e saperi locali collaborano su uno stesso piano. A tale proposito Maggi propone il superamento della politica degli standard museali creando nuove reti non gerarchiche ricche di scambi di conoscenze ad un fine formativo.

La quarta parte è dedicata alle “Prospettive”, l’autore conclude il saggio parlando di una nuova politica museale volta a favorire un approccio evolutivo alla cultura in risposta allo smarrimento che la civiltà prova dinnanzi al super-caotico panorama culturale del nostro tempo. E qui che la sfida della “nuova frontiera” deve portare i musei ad essere strumenti che interagiscono con la società, poiché è “sulla frontiera tra ordine immobile e disordine caotico” che verranno costruite le opportunità “di riproduzione del nostro sistema culturale. E’ qui, lungo un’immaginaria linea di confine, che i musei devono ritrovare il modo di rinnovarsi e di ridefinire la propria identità per essere ancora all’altezza delle sfide in corso”.

Maurizio Maggi, Musei alla frontiera. Continuità, divergenza, evoluzione nei territori della cultura, ed. Jaca Book, Milano, 2009, euro 18,00

Luca Minella

Luca Minella

Studente presso la Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici dell'università di Bologna, laurea in storia dell'arte presso Università di Torino, apprendistato di pittura presso la Angel Academy of art di Firenze; studioso di pittura del XIX secolo e arte orientale, pittore.

Luca Minella ha scritto articoli per ArtShape.