Glenbow Museum, Calgary

Glenbow Museum, Calgary

di Chiara Tranquillita

Hanno sicuramente le idee molto chiare gli operatori del Glenbow Museum di Calgary, in Canada. Lo strategic plan stilato nel 2010, di durata quinquennale, è il risultato di un’analisi condotta nell’estate del 2009 che ha visto lo staff del Glenbow museum domandarsi quale fosse la strategia migliore da adoperare per garantire la struttura come perno culturale del Canada orientale in questi anni mutevoli e di cambiamenti veloci. Sono state osservate le tendenze sociali, economiche e politiche che potessero, in un qual modo, influire sull’interazione e la fruizione del museo. Il primo passo è stato quello di interrogarsi loro stessi, aiutati in un successivo momento da stakeholders, partners e altre figure vicine all’istituzione, sulle necessità della comunità e come il polo di Glenbow potesse soddisfarle.

L’analisi è nata dalla nuova visione che sottende la direzione del centro: portare al maggior numero possibile le persone ad interagire più frequentemente con l’arte, la cultura e le idee. Questo concetto nasce dalla consapevolezza della particolarità di Glenbow che ricopre nel tessuto cittadino e provinciale, in quanto il centro è costituito oltre che da una ricca collezione trasversale, anche da una ricca biblioteca ed un archivio. Nella complessità il centro aiuta e porta il visitatore a vivere un’esperienza di interattività con il passato, strettamente connesso con il contemporaneo, in un dialogo che gli permette di meditare sulla sua identità e di sviluppare nuove prospettive per il futuro. Una volontà di essere perno di un irradiamento culturale che era insito nel progetto sin dalla sua inaugurazione nel ‘66.

L’analisi ha permesso di sintetizzare in sei punti le priorità riscontrate ed attuare, quindi, un piano strategico per concretizzarle.

  • una programmazione di eventi culturali che la comunità ritiene necessaria;
  • una articolazione chiara del brand che soddisfi il pubblico chiave;
  • stilare un modello business che garantisca a breve e lungo termine la sostenibilità;
  • rinforzare ed aumentare le “forze-lavoro”;
  • ottimizzare le strutture e le infrastrutture;
  • sviluppare una visione e pianificare una nuova struttura che soddisfi le esigenze del programma di arti visive.

Lo strategic plan, quindi, analizza singolarmente tutti e sei i punti descrivendo sinteticamente prima il problema, passando poi a motivare l’importanza della risoluzione. Evidenziati in un riquadro ben marcato, sono elencate le strategie concrete che durante il quinquennio il museo di Glenbow andrà operando. Nonostante non ci siano schemi o i questionari somministrati ai pubblici, è facile ricostruire le esigenze emerse attraverso il resoconto chiaro e particolarmente dettagliato che introduce ogni problematica.

Si evince come la città di Calgary sia immersa in un processo di crescita continua e come la sua comunità senta la necessità di adeguarsi ai tempi.

Il Glenbow museum deve diventare un punto di attrattiva turistica di ampio respiro come hanno puntato gli altri musei canadesi, nonostante i tagli alle finanze dettate dalla crisi economica di questi tempi stanno costringendo la realtà museale a potenziare il personale già attivo senza rinfrancarlo con nuove assunzioni. Benché il periodo di ristrettezze economiche, il particolare statuto del museo (le collezioni sono di proprietà della provincia di Alberta) e i partners incontrati durante gli anni, garantiscono la sostenibilità, ma essa deve essere gestita oculatamente e annaffiata quotidianamente.

La città è comunque cresciuta demograficamente negli ultimi 30 anni, ma la struttura che contiene la storia è rimasta invariata, la cittadinanza sente quindi la necessità di un ampliamento degli spazi e in particolar modo per l’esposizione delle arti visive che oggi si vedono orfane di uno spazio loro dedicato. Tutti questi accorgimenti sono importanti, come motivati in ogni punto, perché vi è la convinzione che la cultura sia necessaria per la crescita di una comunità. Essa influenza, con il suo progredire, l’evoluzione dei rapporti con l’istituzione e quindi la natura stessa della struttura: si è sentita la necessità di luoghi dedicati al ristoro e bookshop più congrui al polo, il riallestimento delle collezioni permette nuovi dialoghi con l’osservatore e l’introduzioni di spazi dedicati all’incontro creano uno scambio di idee e prospettive future. Prospettive che potrebbero diventare di carattere internazionale con collaborazioni di temporanee per enfatizzare il patrimonio posseduto.

Nonostante lo staff selezionato e appassionato, la comunità è chiamata a partecipare attivamente perché fondamentale nella crescita culturale.

In ultimo Glenbow riconosce la mancanza di una specificità di un luogo adibito alle arti visive e si ripropone quindi di diventare un punto di riferimento per l’intero Canada. Appurate le linee guida che devono sottostare alle iniziative future, lo strategic plan inquadra obiettivi concreti che potranno essere verificati sia alla fine del quinquennio sia durante lo svolgimento. Ad esempio la fidelizzazione con garage o ristoranti, un’apertura della struttura maggiore, creare una strategia per il merchandising, aumentare del 47% i membership, individuare una figura che curi la sezione della visual art, gestire il servizio di bigliettazione online, riposizionamento del desk, manutenzione di elementi tecnici, ampliare la sezione delle arti visive con una programmazione suddivisa per anni.

Il museo di Glenbow ha ben chiaro la strategia da attuare per aumentare la frequenza dei visitatori e dare la possibilità di un programma di qualità.

Chiara Tranquillita

Chiara Tranquillita

Specializzanda presso la Scuola di specializzazione in Beni Storico Artistici di Bologna. Laureata in Discipline artistiche con tesi in arte moderna presso l'Università di Verona. Appassionata del mondo museale e affascinata dall'organizzazione di mostre temporanee.

Chiara Tranquillita ha scritto articoli per ArtShape.