Empatia e comunicazione culturale

Empatia e comunicazione culturale

di Costanza Borsari


Di fronte ad alcuni disagi che colpiscono l’individuo nella società contemporanea – senso di smarrimento, angoscia e solitudine – i luoghi di cultura, con particolare riferimento ai musei, potrebbero offrire una soluzione. Se adeguatamente progettati nei loro intenti comunicativi, nonché nei percorsi offerti e nelle strutture che li ospitano, possono rivelarsi un valido aiuto nel miglioramento della qualità della vita attraverso un percorso esperienziale e una comunicazione di tipo empatico.

Chi ci lavora professionalmente deve convincersi che il museo è un servizio rivolto al benessere interiore delle persone. […] Vivendo il non-valore, la poca importanza, la poca cura che il museo dedica a se stesso, a ciò che custodisce e al servizio che offre, anche l’individuo che vi entra in contatto si sente, a sua volta, invisibile e senza valore.

Questa è una delle tesi alla base del lavoro di Giovanna Vitale, Design di sistema per le istituzioni culturali. Il museo empatico, che offre una riflessione sul ruolo tuttora centrale delle istituzioni museali all’interno della società, e traccia alcune linee guida per la gestione e il design di sistema. Il museo non è unicamente un luogo educativo che conserva oggetti della memoria, esso si sta trasformando anche in un luogo di incontro tra il singolo e la comunità, rappresentata non solo dagli altri visitatori, ma anche da un senso di identità comune e di appartenenza che viene espresso dai beni conservati.

Chi visita un museo va cercando un senso di verità e meraviglia, ma soprattutto – e la Vitale lo esprime chiaramente – desidera soddisfare una necessità di partecipazione e di appartenenza a un sentire comune sia tra i compresenti, sia con l’umanità in senso lato. L’immedesimazione e la compartecipazione emotiva svolgono quindi un ruolo chiave in questo flusso comunicativo tra museo e visitatore in quanto non solo rendono piacevole l’esperienza della visita – e attraverso tale sentimento alleggeriscono dalla presa di stati d’animo negativi – ma rappresentano una solida base per l’apprendimento.

La progettazione di un museo empatico avrebbe quindi la capacità di potenziare e consolidare il valore educativo dell’istituzione, rafforzando di ritorno anche la coesione e la percezione del valore dell’ambiente stesso. Il museo, per essere vincente ed esprimere a pieno la sua identità, non può più accontentarsi solo di un solido impianto scientifico, né tantomeno risolvere le difficoltà con una gestione di stampo aziendale improntata unicamente al profitto; deve tornare a concentrarsi davvero sul destinatario del suo messaggio, ovvero il pubblico.

Per ritornare a essere uomini e abitanti del mondo e non solo consumatori, dobbiamo poter chiedere ristoro ai luoghi della cultura e che questi comincino a mettere in campo le loro preziose potenzialità, a immaginare la propria funzione sotto una nuova luce. Occorre farne veicoli di nuove idee, nuovi messaggi, un nuovo modo di concepire la vita e il senso collettivo.

In questo lavoro l’autrice presenta alcune delle criticità più comuni riscontrate nei musei, partendo da questioni molto pratiche come la scarsa attenzione per alcune esigenze psico-fisiche del visitatore, fino ad arrivare a questioni più delicate come le proposte di percorso o gli ambienti che ospitano le collezioni. Con un linguaggio chiaro e scorrevole, ricco di citazioni extradisciplinari, esempi e immagini, Giovanna Vitale illustra la sua idea di museo empatico a partire da riferimenti a situazioni reali, positive e non. Mette in luce il ruolo centrale che la comunicazione riveste rispetto al contatto col pubblico, in un dialogo che si esprime non solo attraverso gli oggetti esposti, ma anche tramite la gestione degli spazi, la cartellonistica impiegata, le guide e addirittura i biglietti d’ingresso.

Tutto quanto appartiene al concept museale va curato nel dettaglio, senza superficialità e semplificazioni, senza tentare di offrire un servizio unico e indiscriminato, pena l’efficacia della comunicazione col pubblico e la missione stessa dell’istituzione. L’analisi si concentra poi sul valore del collegamento col territorio di appartenenza, essenziale perché il museo comunichi una personalità definita e invitante. Anche in questo caso all’analisi della problematica seguono esempi di musei virtuosi che hanno saputo individuare canali speciali di comunicazione col pubblico offrendo attività coinvolgenti e progetti collettivi, opportunità e occasioni riservate, proposte di interessanti e soddisfacenti collegamenti sensoriali.

Il saggio prosegue con una breve analisi della relazione museo-visitatore, completata da spunti per migliorare questo rapporto e invitare a una maggiore attenzione alle esigenze del pubblico. Da questo lavoro trapela il messaggio che alle volte bastano anche semplici accortezze, come un buon sistema di segnaletica interna, servizi igienici puliti e curati, o la possibilità di partecipare alla vita del museo in orari e occasioni straordinarie, per consolidare il legame col pubblico. Non manca un capitolo dedicato al rapporto tra spazio e museo, tra contenitore e contenuto, una tematica di certo interessante soprattutto in relazione all’arte contemporanea, e argomento per il quale l’autrice si avvale del contributo di Luciano Crespi presidente del Corso di Studi di Design degli interni presso la Scuola di design del Politecnico di Milano.

Il testo si conclude con l’analisi di tre casi italiani che si contraddistinguono non solo per la diversa natura delle collezioni curate, ma anche per una differente scelta di orientamento: il MACRO di Roma che cerca di creare empatia attraverso il progetto architettonico e il visual design, il sito archeologico di Pompei che si concentra piuttosto sull’evocazione poetica, la ricostruzione della vita immaginata e l’esposizione del lavoro dell’archeologo, e infine il Galata Museo del Mare che nella mostra “La Merica!” del 2008 ha tentato di suscitare empatia lavorando sull’immedesimazione del visitatore.

Giovanna Vitale, Design di sistema per le istituzioni culturali. Il museo empatico, Zanichelli, Bologna, 2013, pp.240, €28,50.

Costanza Borsari

Costanza Borsari

Laureata in Arti Visive presso l'Università di Bologna con una tesi in Psicologia dell'arte, è attualmente iscritta alla Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici del medesimo ateneo. Si interessa di espressioni artistiche del XIX e XX sec. e di psicologia dell'arte, con particolare attenzione alle dinamiche della fruizione.

Costanza Borsari ha scritto articoli per ArtShape.