Ecomusei. Sogno o realtà?

Ecomusei. Sogno o realtà?

di Carmela Santini

La prima considerazione che balza agli occhi parte dal titolo del libro che, per chi non è pratico di museologia, può risultare ingannevole, porta infatti, a pensare a strutture costruite in modo sostenibile e finalizzate a sensibilizzare i fruitori verso problematiche ecologiche ed ambientali. In realtà, come si apprende dallo sviluppo del testo, il termine, coniato nel 1971, e reso noto alcuni mesi dopo alla conferenza generale dell’ICOM in Francia, nasce dalla necessità di

legare il concetto di museo a quello di ambiente e territorio […] Si resero conto allora, che si doveva abbandonare la parola museo e pensarne una nuova, che la contenesse ma anche che ne desse un’immagine diversa. Fu così che, combinando la parola museo ed ecologia, de Varine suggerì ecomuseo.

Il prefisso eco desidera proprio sottolineare che questo tipo di museo si radica nella complessità di relazioni che intercorrono tra uomo e ambiente.

Questo nuovo modello di museo, che si sviluppa inizialmente in Francia, si propone come complementare rispetto a quello tradizionale. Se il museo conserva, espone, tutela e valorizza oggetti all’interno di una struttura, l’ecomuseo parte dal territorio, è strettamente legato alla popolazione che lo abita ed è composto da: beni paesaggistici, beni immobili, beni mobili e beni immateriali. L’ecomuseo si propone di studiare, ricercare e conoscere le caratteristiche del suo territorio che lo differenziano da quello circostante. Questo percorso si svolge con la fondamentale partecipazione attiva della comunità locale che, diventando consapevole del proprio patrimonio, generato nel passato ma indispensabile piedistallo per il presente ed il futuro, ne riconosce la ricchezza da conservare, crescere e far conoscere anche all’esterno.

L’obiettivo è quello di riuscire a rendere evidente la ricchezza di ogni luogo, rafforzando la consapevolezza locale su ciò che ogni comunità possiede e che ha a disposizione.

L’ecomuseo non va confuso con il museo diffuso perché, rispetto a quest’ultimo, ha come punto di forza la partecipazione degli abitanti. Uno dei problemi evidenziati nel corso del testo è proprio il tener vivo questo interesse popolare e il saperlo concertare con le istituzioni territoriali. Inoltre una caratteristica importante dell’ecomuseo è il suo continuo dinamismo che lo differenzia dal museo tradizionale per sua natura più statico e strutturato. Riassumendo la sua relazione con il museo si potrebbe dire che è lo spazio di valorizzazione del territorio extramuseale.

L’ecomuseo costituisce la risposta più radicale all’esigenza di dotare il museo di una “quarta dimensione” ovvero quella sociale, puntando sull’imprescindibilità della partecipazione allargata.

Il libro è una raccolta d’interventi di autori vari avvenuti in occasione delle “Giornate dell’Ecomuseo” di Catania del 2007. Questa struttura del testo è un punto di forza e debolezza allo stesso tempo. Infatti, il libro è privo di una vera e propria introduzione che avrebbe il pregio di accompagnare il lettore al cuore del problema. Così come la mancanza di una conclusione, pur trattandosi di un argomento in continua evoluzione e piuttosto complesso da sintetizzare, darebbe quel senso di compiutezza e di riordino necessari per una maggior comprensione dell’ecomuseo e dei suoi possibili sviluppi futuri.

Il fatto che si susseguano diversi autori implica inevitabilmente il ripetersi delle definizioni ma allo stesso tempo le varie sfumature che ciascuno sottolinea sono spesso illuminanti e in alcuni casi veramente lungimiranti nei confronti di questa realtà.

Una nota sicuramente piacevole è che l’Italia emerge come esempio positivo, è l’unico Stato in cui diverse regioni hanno accolto questa proposta e l’hanno sostenuta dal punto di vista legislativo e in parte anche economico.

Alcuni saggi sono frutto di esperienze vissute portate come modelli e sono fondamentali perché il rischio che emerge in diversi passi del testo è di percepire l’ecomuseo come qualche cosa di utopistico che fatica ad essere realmente fattibile e duraturo.

Il testo stimola la curiosità verso il modello ecomuseale ma inevitabilmente lascia percepire la difficoltà nel portarlo avanti, renderlo duraturo nel tempo e preservarne intatte tutte le caratteristiche principali. In alcune parti si avverte il divario tra la teoria molto affascinate e la pratica a volte zoppicante per mancanza di risorse organizzative, umane ed economiche. L’ecomuseo, potenzialmente molto innovativo, ha avuto sicuramente il merito di aver posto l’attenzione sul territorio portando una ventata di novità anche all’interno dei musei tradizionali, spronandoli ad una maggior attenzione verso gli aspetti sociali e a ciò che li circonda, sensibilità che si sta affermando lentamente ma proficuamente.

Reina G. (a cura di), Gli Ecomusei. Una risorsa per il futuro, Venezia, Marsilio, 2014, pp. 190, € 12,50

Carmela Santini

Carmela Santini

Laureata in Storia dell'arte moderna e affascinata da tutto ciò che è bellezza nelle sue varie espressioni. Interessata e impegnata nel settore dell'arte legata al turismo.

Carmela Santini ha scritto articoli per ArtShape.