Conversando con Federico Zeri sulla natura del Falso

Conversando con Federico Zeri sulla natura del Falso

di Luca Minella

Cinque conversazioni tenute da Federico Zeri tra il 1989 e il 1993 sono state trascritte in questo libro prezioso e istruttivo. In un tono colloquiale, ed estremamente vicino ad ogni genere di lettore, viene spiegata la natura, l’origine e l’ampia varietà di quel particolarissimo prodotto che fin dall’antichità è stato il Falso.

Si comincia dall’origine del falso, ovvero dal motivo che fa nascere l’esigenza di un tale prodotto, infatti secondo Zeri “ quando certe scuole diventano di moda e quando i collezionisti incominciano a cercarle, avviene irrimediabilmente che una serie di personaggi, che sono i falsari, si mettano a reinventare quadri di quei pittori che sono di moda; quindi abbiamo opere destinate a ingannare il pubblico.” Ed è così che si apre l’intera trama concettuale esplorata da Zeri, ovvero il fatto che il vero falso “ ha dietro di sé sempre la volontà di imbrogliare, cioè di spacciare per antico quello che è invece una creazione contemporanea.”

Successivamente Zeri ci porta a riflettere sul fatto che i falsi non appartengono solo all’abilità simulativa dell’età moderna, ma erano presenti già nel mondo antico come una pratica diffusissima e assai sofisticata, per questo motivo l’esperto e lo studioso devono sempre tenere conto delle tecniche appartenenti a una determinata epoca: “I grandi quadri greci sono stati falsificati e lo vediamo anche nella scultura: ci sono molte sculture romane che sembrano greche. Quando poi le studiamo meglio ci accorgiamo che sia tecnicamente, o per il marmo usato, o per certi errori stilistici, si dimostrano di epoche posteriori a quelle che vorrebbero esibire: è molto importante, perché, mano a mano che aumenta le nostra conoscenza del passato, ci accorgiamo anche delle varie caratteristiche tecniche dei diversi periodi.”

La discussione prosegue poi verso un altro nodo cruciale che ricalca una celebre frase del grande studioso “Ricordate: il passato è morto una volta per sempre”. Con queste parole Zeri arriva al nucleo del problema perché ci spiega come ogni tipo di immedesimazione o simulazione del falsario, per quanto sia profonda o analitica, non riuscirà mai più a ritrovare quel sistema semantico e di valori appartenenti al carattere e alla forma dell’epoca da lui inseguita. Tuttavia questo non ferma l’inarrestabile produzione di falsi che di diramano in diverse tipologie: troviamo infatti l’azione sull’opera, la creazione eclettica, il falso inventato, il camuffamento fatto secondo il gusto di un preciso momento storico e la copia uguale, che secondo Zeri è la più pericolosa perché “ l’occhio del conoscitore è messo di fronte a problemi qualche volta veramente insolubili, perché non si conosce il modello. Il modello è in una collezione privata.”

La discussione è arricchita da una interessantissima corolla di esempi tratti dalle esperienze personali vissute da Zeri nel mondo dei falsi e del loro complesso smascheramento; con la sua caratteristica ironia tagliente lo studioso non manca di raccontarci numerosi aneddoti e retroscena sulla scoperta e sfatamento di autenticità di grandi e piccole opere, alcune delle quali sono bene documentate da un buono apparato di immagini presenti nel libro. Ne ricordiamo una in particolare: “c’è un profilo di donna, per esempio, che vorrebbe essere di Antonio Pollaiolo. Ma chi ha dipinto il quadro ha tradito l’epoca: questo è un quadro degli anni Venti, perché la donna ha un collo che è sicuramente stato dipinto da qualcuno che ha visto Modigliani…”

Federico Zeri, Cos’è un falso e altre conversazioni sull’arte, ed. Longanesi, Milano 2011

Luca Minella

Luca Minella

Studente presso la Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici dell'università di Bologna, laurea in storia dell'arte presso Università di Torino, apprendistato di pittura presso la Angel Academy of art di Firenze; studioso di pittura del XIX secolo e arte orientale, pittore.

Luca Minella ha scritto articoli per ArtShape.