Caro museo, ti do qualcosa in più

Caro museo, ti do qualcosa in più

di Cecilia Araldi

Se pensiamo al Louvre pensiamo sempre più spesso alla Piramide di vetro. Criticata da alcuni, elogiata da altri, la Piramide progettata da Ieoh Ming Pei è l’ingresso a una delle più riuscite addizioni museali compiute in Europa: con le sotterranee vasche e il sistema di smistamento dei visitatori tra percorsi di visita, biglietterie, caffetterie e boutique, questa è diventata la soluzione per il grande nuovo museo di massa. L’esempio del Louvre è probabilmente il più conosciuto al mondo, ma negli ultimi decenni non è stato l’unico interessato dal fenomeno sempre più frequente di addizione museale.

Anno dopo anno i musei crescono e si vedono costretti ad essere affiancati da sezioni espansive, magari finalizzate all’esposizione di opere di deposito oppure delle più recenti donazioni, altre volte con lo scopo di offrire servizi sempre più completi a un pubblico, come i musei, in continua crescita: e così accanto al museo troviamo auditorium, bookshop, bar, ristoranti, sale per le mostre.

Sandro Ranellucci, in “Addizione museale. La crescita dei musei nell’espansione del loro ruolo”, utilizza non a caso il termine addizione per catalogare questo fenomeno: un’espansione potrebbe riferirsi solo a un aumento senza alterare le qualità strutturali di un museo, così come un accrescimento sembrerebbe essere puramente un atto intenzionale, mentre il principio dell’addizione è quello di tenere in considerazione più variabili:

sia l’intenzionalità, sia la consapevolezza dell’esistenza di un processo, sia comunque il riferimento esplicito alla compresenza e al concorso di due o più addendi.

Il volume di Ranellucci si configura, dunque, come una rassegna pragmatica delle più importanti addizioni museali, prendendo in esame vari scenari, tante soluzioni adoperate e facendo emergere costanti e ritorni al fine di definire il maggior numero di tipologie di sviluppo.

La preesistenza di un edificio a cui affiancare un progetto di espansione, spesso, ha portato a un assecondamento ossequioso dello spazio del museo, come quando l’edificio su cui si opera esige per le proprie caratteristiche strutturali una copertura in precedenza assente: lo si vede ad esempio nel Museo di Storia di Amburgo o nel cortile del Maaq di l’Aquila. O, ancora, l’addizione può presentarsi come una reintegrazione della lacuna, laddove per esempio una copertura c’era ed è andata perduta. Oppure alcune addizioni, come quella già citata del Louvre, possono essere ipogee, sempre nel rispetto della struttura storica.

Ranellucci distingue poi l’addizione per una musealizzazione in situ: evidente nel caso della colonia romana di Narona in Croazia, essa affianca un sito archeologico e ben si distacca morfologicamente dalla preesistenza. Archeologia a parte, in realtà, questo sviluppo del museo si configura spesso come un’estensione delle sue qualità strutturali, quasi a creare un tutt’uno indistinguibile tra museo e addizione; o come un accostamento di strutture diverse alla ricerca di un dialogo tra loro, emblematico in tal caso l’esempio dell’Allen Memorial Museum di Oberlin in Ohio; o di un confronto, come la torre rettangolare del Guggenheim di New York rispetto al corpo cilindrico precedente. L’addizione, ancora, può consistere in un abbinamento successivo di architetture museali indipendenti, alla maniera del Denver Art Museum, a voler sottolineare il distacco tra le strutture e, a volte, al fine di generare un percorso di interpretazione critica: il caso esemplare del Museo di Storia Militare di Dresda, attraverso la violenta interazione tra il corpo aggiunto, simile al frammento di una nave aliena, e l’edificio originale, vuole rispecchiare il sofferto rapporto tra la Germania e la sua storia militare.

Il libro di Ranellucci, esaminando la fenomenologia del continuo sviluppo fisico dei musei, si pone come primo vademecum del genere dell’addizione museale e in quanto tale come punto di partenza per un esame più approfondito delle costanti formali di questo processo incessante. Tale fenomeno è infatti in continua crescita anche per via della tendenza stessa dell’arte contemporanea ad una produzione e innovazione concepite come valore per sé stesse. A una crescita incalzante della produzione si affianca una crescita proporzionale dei musei, in una tensione evolutiva verso una finitezza sempre nuova e un inedito concetto di addizione, da fase momentanea ad atteggiamento positivo di incompletezza consapevole. Yoshio Taniguchi, progettista del MoMA di New York nella sua ultima sistemazione del 2004, ha infatti dichiarato:

se l’architettura del museo risulta completa, si tratta di un museo molto scadente.

Qualunque sia il tipo di addizione progettata, sembra voler ribadire Ranellucci, si tratta sempre di fenomeni dovuti a una situazione di inarrestabile sviluppo, che rendono l’edificio del museo, al pari del suo contenuto, un materiale vivo e in continua evoluzione.

 

S. Ranellucci, Addizione museale. La crescita dei musei nell’espansione del loro ruolo. Gangemi Editore, Roma, 2013, pp. 159, € 20,00.

Cecilia Araldi

Cecilia Araldi

Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne, indirizzo storico artistico, presso l'Università di Bologna e in seguito la laurea magistrale in Arti Visive, sempre a Bologna. Sono appassionata di arte medievale e moderna e profondamente affascinata dall'antichità classica greca e romana.

Cecilia Araldi ha scritto articoli per ArtShape.