Beni culturali religiosi: illustri sconosciuti

Beni culturali religiosi: illustri sconosciuti

di Simone Pisano

Il saggio Musei e oggetti religiosi. Arte, sacro e cultura religiosa nel museo di Rita Capurro, museologa e storica dell’arte, specializzata in arte cristiana, parte da un dato di fatto, ovvero che nella cultura del museo occidentale i beni religiosi (considerando tali quelli per destinazione d’uso originaria, iconografia o attribuzione di valenza sacrale da parte dei fedeli) perdono totalmente la loro funzione sacrale. Nella stragrande maggioranza dei casi i beni religiosi (il volume è incentrato su quelli afferenti alla fede cattolica) vengono presentati all’interno del percorso museale solo in funzione del loro valore estetico e questo comporta inevitabilmente la veicolazione di una lettura falsata del bene, del quale viene taciuta buona parte delle informazioni e dei messaggi di cui è portatore. La scarsa attenzione verso la tematica religiosa è messa in risalto anche da una rapida ricognizione della letteratura di settore che pare avere iniziato ad affrontare timidamente la questione della valorizzazione dei beni religiosi solo all’inizio degli anni duemila, crescendo nel tempo fino ad arrivare alla importantissima conferenza annuale dell’ICMAH (International Commitee for Museums and Collections of Archaeology and History) che nel 2009 ha avuto come tema Museum and Faith. L’esplicitazione del valore religioso di un bene trova invece realizzazione all’interno dei musei religiosi (vedi i musei diocesani), dove però emergono altre forme di criticità dovute al valore essenzialmente pastorale e di catechesi attribuito alle collezioni.

La valorizzazione dei beni culturali religiosi costituisce dunque una questione aperta sulla quale c’è molto da lavorare, un lavoro che deve essere approcciato con una mentalità libera da condizionamenti di settore, l’autrice infatti sottolinea che solo

..apporti teorici di discipline diverse possano contribuire efficacemente a disvelare la complessità del museo..

L’opera si caratterizza per una impostazione estremamente didascalica, dotata di alcuni focus sulla terminologia di settore (dei veri e propri mini-dizionari) che aiutano anche il neofita nella comprensione del testo. La successione dei quattro capitoli di cui si compone il libro funziona come una sorta di microscopio che ci permette di penetrare sempre di più la questione. Si parte da un’analisi sintetica di alcuni degli aspetti fondamentali del museo contemporaneo quali la narrazione museale, il progetto museografico e l’allestimento, gli apparati didascalici e i servizi educativi, di ciascuno dei quali vengono sottolineate le peculiarità ai fini del buon funzionamento del museo, sottolineando, in particolare, come

I servizi educativi museali sono una grande opportunità di rinnovamento continuo del museo perché sono flessibili, aggiornabili, diversificabili..

L’autrice passa poi ad indagare le peculiarità proprie dei beni religiosi e i diversi aspetti che occorre prendere in considerazione per una corretta valorizzazione degli stessi, mettendo in risalto la forte influenza esercitata dal loro contesto geografico. Lo “zoom” finale ci porta invece a valutare il rapporto che la Chiesa cattolica ha, con la valorizzazione dei beni culturali, evidenziando l’importanza della Lettera circolare sulla funzione pastorale dei musei ecclesiastici (2001), che di fatto stabilisce le linee guida relative all’allestimento e al funzionamento di questo particolare tipo di musei.

Il libro si conclude con la disamina di alcune esperienze museali, indagate in relazione alle diverse strategie messe in atto per la rappresentazione dei valori religiosi delle collezioni, avendo cura di rapportarle alla tradizione museologica della nazione nella quale si colloca il museo, alla sua storia e alla sua missione. Ne emerge un quadro estremamente variegato nel quale si segnalano soluzioni particolarmente riuscite come il riallestimento della sezione Sacred Silver and Stained Glass del Victoria & Albert Museum di Londra dove gli allestitori hanno puntato su apparati informativi che mettono in evidenza il significato d’uso dei beni, contestualizzandoli nell’ambito religioso di appartenenza; o come il museo arcivescovile di Colonia, nel quale gli oggetti sono organizzati per accostamenti tematici e sono sorprendentemente privi di didascalie in modo da stimolare la riflessione del visitatore. In altri casi invece, come nel MNAC di Barcellona, a fronte di una collezione ricchissima di beni religiosi, nel riallestimento non è stato stabilito alcuno strumento interpretativo atto a valorizzare i significati religiosi degli stessi.

Per concludere si può dire che lo studio di Rita Capurro, come da lei stessa dichiarato, non ha la pretesa di fornire regole universali, bensì l’obbiettivo di tracciare un ambito di operatività per studiare specifiche strategie di valorizzazione dei beni culturali religiosi, segnalandosi, inoltre, quale valido testo introduttivo per tutti coloro che vogliano approcciare l’articolata realtà del museo.

R. Capurro, Musei e oggetti religiosi. Arte, sacro e cultura religiosa nel museo, pp. 139, 14.

Simone Pisano

15/08/1979

Simone Pisano ha scritto articoli per ArtShape.