20 domande per Axel Heméry, Musée des Augustins di Tolosa

20 domande per Axel Heméry, Musée des Augustins di Tolosa

di Francesca Sinigaglia

Axel Heméry – Direttore del Musée des Augustins di Tolosa

Axel Heméry, direttore del Musée des Augustins di Tolosa dal 2009, si rivela alla Redazione di artshape.it
Ricopre il ruolo di conservatore dal 1998 e prende la guida del museo dal 2009 dopo che Alan Daguerre lascia il ruolo di Direttore. E’ storico dell’arte, laureato alla Sorbonne. Vince l’esame per “curatore” nel 1990 e si specializza in arte italiana. Prima di sbarcare a Tolosa è curatore del Museo Pierre-André Benoît di Arles dal 1993.
Personaggio molto attivo, parla (e scrive) italiano perfettamente. Sempre attento alla valorizzazione museale, ha trasformato in qualche anno il Musée des Augustins in museo vivo, sfruttando sia il web che mostre, esposizioni, pubblicazioni, acquisizioni.
Ha curato il catalogo ragionato della pittura italiana (La peinture italienne au musée des Augustins, Toulouse, 2003) e una serie di esposizioni temporanee di successo.
In sintesi: giudizio più che positivo. Per noi italiani una bella sorpresa e un esempio da seguire.

Qual è la sua idea di comunicazione?
Penso che la comunicazione non debba mai essere fine a se stessa. Se si punta a ricreare l’evento continuamente si corre il rischio di annoiare. Occorre prima di tutto avere una notizia importante e si deve far di tutto per darle risalto. Ma è anche un’utopia: Spesso eventi molto anedottici creano il buzz (ndr: si tratta di una strategia marketing nell’ambito della comunicazione per far parlare di sé attraverso il web).

Tutela, conservazione e valorizzazione per lei hanno lo stesso peso? A quale dà maggiore priorità?
Il pubblico percepisce solo la valorizzazione. Però io cerco di dare la stessa importanza a tutt’e tre le cose.

Tolosa è la seconda città universitaria della Francia, dopo Parigi. Il Musée des Augustins come dialoga con questo contesto?
Abbiamo una programmazione dedicata sistematicamente agli studenti : 7 studenti propongono delle visite solo per studenti ogni mercoledì sera. Abbiamo anche 14 studenti che lavorano 16 ore al mese e che si occupano dell’accoglienza del pubblico nelle sale. Più una festa della musica specifica e una rappresentazione teatrale. Inoltre organizziamo una murder party, abbiamo fatto un flash mob e siamo presenti sul web (twitter e facebook).

A Tolosa si è occupato del catalogo sulla “Pittura Italiana al Musée des Augustins”, pubblicato nel 2003; che è stato lodato, tra le altre cose, per la grande chiarezza della messa in pagina. Quanto crede sia importante, ai fini della comunicazione, una buona presentazione della scheda di catalogo?
Credo sia molto importante. Tuttavia sono comunque pochi quelli che comprano e leggono il catalogo. Penso sia in primis fondamentale che la mostra sia leggibile e chiara.

Qual è oggi, secondo lei, il ruolo del catalogo per un Museo? Alla luce dei nuovi strumenti di comunicazione (cataloghi online), considera il mezzo cartaceo superato?
Trovo che il mezzo cartaceo non sia assolutamente superato, penso inoltre che sia l’unico modo di pubblicare libri seri e vendibili. L’importanza del catalogo cartaceo sta nel lasciare una traccia durevole (o ne da almeno l’illusione).

Avete in progetto la pubblicazione di altri cataloghi?
Vorrei dedicarmi al catalogo dei dipinti francesi del XVII secolo iniziato parecchio tempo fa, ma purtroppo mi manca il tempo. Mi piacerebbe anche fare una guida semplice del museo che, stranamente, non esiste.

Il Musée des Augustins ha puntato spesso su nuove acquisizioni. [ndr: Nel 2004 il Musée des Augustins ha acquisito il “San Marco Evangelista” di Gioacchino Assereto. Nel 2006 lo schizzo del Baciccio “Conversione di San Paolo” che ha affiancato il bozzetto “Sant’Ignazio di Loyola e San Francesco Xavier” attribuito allo stesso artista. E nel 2008 ha acquistato per 92.040 € il “Saint Michel terrassant les anges rebelles” di Antoine Rivalz che ha rimpiazzato la tela de “La Resurrezione di Lazzaro” di Sebastiano del Piombo. Nello stesso anno il Museo ha comprato una tela di Nicolas-Didier Boguet, che il mercato antiquario considerava solo di “bottega”. Nel 2001 tre ritratti di Benjamin-Constant]. Quanto è importante per lei l’integrazione di nuove opere nell’esposizione permanente del museo?
Purtroppo la mancanza di spazio all’interno dell’edificio ci porta a fare delle scelte e quindi non sempre riusciamo a presentare al pubblico i nuovi acquisti. Penso che più che a colmare i vuoti, l’acquisto serva a rafforzare i punti forti.

Quali strategie di comunicazione ritiene debbano essere messe in atto per valorizzare le nuove acquisizioni?
Spesso il pubblico non conosce i nomi degli artisti su cui puntiamo per aumentare la collezione permanente. Ci risulta quindi molto difficile creare un evento. Detto ciò, trovo sia meglio, dal punto di vista della valorizzazione, far capire che c’è una logica nelle scelte acquisizionistiche.

Nel maggio 2005 il Musée des Augustins ha restituito l’opera di Francesco Guardi “Il Canal Grande con Palazzo Bembo” agli eredi della famiglia Jaffé, poi venduta tramite Sotheby’s al Getty Museum per 4.376.000 £. Pensa che eventi di questo genere possano minare in qualche modo la visibilità di un museo?
Non lo penso assolutamente. Trovo che sia stata una restituzione eticamente giusta e decisamente comprensibile. Si tratta di un’opera prestigiosa approdata casualmente a Tolosa. Il museo possiede un altro grande Guardi che apparteneva all’abate di Bernis, entrato nel 1794 nelle collezioni.

Nel 2001 è stato il curatore della mostra “Nicolas Tournier”, nel 2008 ha organizzato la mostra sulle grisaille “Pas la couleur, Rien que la nuance! Trompe-l’œil et grisailles de Rubens à Toulouse-Lautrec” e nel 2010 su “Antonio Verrio”, di cui ha curato anche i cataloghi. Che importanza dà alle esposizioni temporanee? E che valore ritiene che abbiano nell’ambito della comunicazione museale?
Penso che le mostre costituiscano la parte più significativa della comunicazione museale. Si può anche rimuginare su questo fatto, tuttavia non si può fare altro che accettarlo. Le esposizioni che abbiamo organizzato non hanno avuto un grande successo dal punto di vista del numero di visitatori, ma sono state fondamentali per favorire l’immagine del museo allo spettatore, che si è fidelizzato.

Dopo le ultime mostre del 2011 “Une histoire toulousaine vers 1500. Les sculptures des Récollets, Musée des Augustins”, “Petits théâtres de l’intime. La peinture de genre française entre Révolution et Restauration” e “Corps et ombres. Caravage et le caravagisme européen” del 2012, quali altre tematiche approfondirete?
Purtroppo la pittura dell’Ottocento è stata un po’ trascurata. Mi piacerebbe inoltre fare più mostre tematiche: trovo che la monografia (al di fuori dei mostri sacri) non funzioni più.

La mostra “Corps et ombres. Caravage et le caravagisme européen” del 2012 è stata pensata per essere divisa tra il museo di Tolosa e quello di Montpellier. Un esperimento davvero innovativo. Come si è dovuto relazionare con il museo di Montpellier nell’organizzazione (e promozione)?
Montpellier è un museo che ha raggiunto il traguardo al quale vogliamo arrivare. Perciò ho accettato che Montpellier presentasse i quadri del Caravaggio e non Tolosa. Nonostante la differenza di fama degli artisti e lo scarto di frequentazione (80.000 contro 200.000), i due pubblici si sono amalgamati bene e molti specialisti hanno riscoperto positivamente il nostro museo.

Si è parlato di un’espansione strutturale del Musée des Augustins. Quanto pensa possa influire sulla visibilità? Eventualmente il progetto si concretizzasse come pensa che dialogheranno gli spazi moderni con l’architettura antica? Tenderete a modernizzare ulteriormente anche l’immagine istituzionale del museo?
Penso che il salto di qualità sarebbe notevole e cambierebbe favorevolmente l’idea del museo. L’edificio è tuttora incompiuto, sarebbe quindi giusto completare la struttura ampliandolo ulteriormente. Trovo inoltre che il contrasto fra antico e moderno sia un fattore altamente positivo. Abbiamo scelto consapevolmente una linea di comunicazione moderna per sfruttare appieno la caratteristica di museo/convento con collezioni prevalentemente d’arte sacra.

Ma il concept museale non è solo questo. Il sito del Musée des Augustins è molto ben orientato alla comunicazione (sito in tre lingue, social media, attività, eventi, workshop), molto “target-oriented” (menu in alto nel sito adulti, giovani, bambini, docenti, professionisti, ecc.), l’audio guida, sempre in tre lingue, in download gratuito, inoltre fa parte della rete FRAME. Avete progetti per quanto riguarda le tecnologie mobile? (app, QR, ecc.).
Non abbiamo ancora la WIFI. Abbiamo in progetto di sviluppare le tecnologie mobile.

Qual è lo strumento di comunicazione che lei ritiene più efficace ai fini della valorizzazione museale?
Penso che il più importante strumento di valorizzazione sia l’intervista televisiva, poiché può essere vista da tutti.

Sia in Italia che in Francia si sta attualmente dibattendo sul ruolo che il Direttore di un Museo deve avere. Alcuni dicono che debba essere uno storico dell’arte, altri un
economista/amministratore, altri ancora un architetto. Lei, da storico dell’arte, cosa ne pensa?

Penso che debba assolutamente essere uno storico dell’arte, per poter fare le migliori scelte strategiche. Tuttavia credo che debba essere anche supportato da un buon amministratore.

Un direttore deve essere un bravo comunicatore? O è un ruolo da affidare a terzi?
Penso sia assolutamente necessario che un direttore sia un buon comunicatore. Fa parte della sua legittimità che va ribadita e difesa.

Sembra che i Musei di Tolosa cerchino un nuovo Direttore generale… lei si candiderebbe?
Pare che l’idea non sia più attuale. Non mi candiderei perché si tratta di un incarico troppo diverso; ha infinite seccature, sia dal punto di vista dei rapporti personali che amministrativi. Oltretutto in quel ruolo non si può curare alcuna collezione né progettare mostre temporanee.

Come ha dovuto rapportarsi al caso internazionale del “Le Christ portant sa Croix” di Nicolas Tournier? [ndr: Il Cristo Portacroce di Nicolas Tournier si trovava sul mercato antiquario quando si era scoperto che compariva negli inventari del Musée des Augustins fino al 1818, da cui era sparito misteriosamente. Tuttavia, una volta riemerso, il museo non ha rivendicato l’appartenenza, dicendosi non interessato. Successivamente il quadro è stato bloccato in Francia, il rischio era la vendita all’estero].
Ho sbagliato a non accettare subito l’attribuzione a Tournier, ciò mi ha messo in difficoltà. La decisione di bloccare il quadro a Parigi è stata del ministero della cultura ed è conforme alla legislazione sui beni culturali in Francia. Non ho commenti particolari da fare.

Un’ultima curiosità: Alla conferenza dello scorso 24 gennaio, svoltasi a Bologna, “La fortuna della pittura bolognese del Seicento in Francia. Dalle Collezioni Reali al Grande Louvre”, Stephane Loire ha volontariamente trattato l’argomento spinoso delle opere italiane requisite durante l’Impero Napoleonico. In quel contesto il suo collega ha detto «Non tutti i quadri sono stati restituiti all’Italia per ragioni da precisare. Pio VII, con la collaborazione di Antonio Canova, pensava che fosse necessario favorire i rapporti politici tra Francia e Italia, lasciando quindi in territorio francese alcune opere. Inoltre alcuni monasteri italiani da cui provenivano le opere erano stati soppressi e alcune chiese distrutte, quindi sarebbe potuto sorgere il problema di dove riposizionarle». Qual è la sua idea in proposito?
Penso sia sempre un punto dolente e mi ricordo una recensione della mostra sui quadri italiani di Tolosa sulla Stampa o Il Corriere della Sera che s’intitolava “Grazie Napoleone”. I motivi descritti da Stéphane Loire saranno giusti, tuttavia ho sempre letto che i quadri mandati in provincia non erano stati richiesti perché dimenticati. Recentemente abbiamo prestato un quadro di Flémal requisito da Bonaparte alla cattedrale di Liegi. Hanno dovuto ricostruire un altare per la presentazione, poiché l’altare originale non esisteva più. La mia opinione è che non si possa tornare indietro, ma ci tengo a sottolineare che non è più la nostra concezione degli scambi artistici pacifici fra le nazioni.

Francesca Sinigaglia

Francesca Sinigaglia

Laureata in Storia dell'Arte - Facoltà di Arti Visive, Bologna Frequenta Scuola di Specializzazione Beni Storico Artistici

Francesca Sinigaglia ha scritto articoli per ArtShape.