Apprendere la scienza tramite i musei. Una nuova realtà culturale

Apprendere la scienza tramite i musei. Una nuova realtà culturale

di Lucia Bonora

La realtà museale in Italia e all’estero è indagata minuziosamente in questo libro dal noto presentatore e scrittore Alberto Angela.
Si tratta di una visita a 360 gradi della cultura museale, ogni capitolo regala una visione completa dell’idea di museo e non mancano continui confronti tra gli allestimenti museali in età moderna e nel passato.
Prima di giungere a capire come è opportuno allestire al meglio un museo, in particolare a carattere scientifico, Angela racconta la nascita delle collezioni museali, a partire dalla Magna Grecia sino alle corpose collezioni sei-settecentesche.
A seguito di questo breve excursus, l’autore si pone diverse domande circa l’allestimento museale, che deve essere pianificato tenendo conto di diversi fattori, quali l’età media dei visitatori, cosa questi ultimi si aspettano dalla visita, quando e soprattutto chi visita un museo scientifico e quanto tempo impiega a visitarlo.
Per rispondere a questi interrogativi, Angela cita l’esperimento effettuato presso il Florida State Museum of Natural History, nel quale i ricercatori hanno seguito i visitatori per osservarne gli atteggiamenti e capire cosa osservavano con maggiore attenzione. Tramite questo lavoro, si è arrivati a capire che il turista impiega da uno a due minuti per orientarsi nella visita e che la sua concentrazione è stabile per 30-40 minuti.
Elemento preponderante, secondo l’autore, nella visita di un museo di qualsiasi tipo, è l’apprendimento. Infatti compito principale del museo è quello di permettere al visitatore di apprendere senza annoiarsi.
Nel fare questo è bene giungere ad un compromesso tra emotività e critica, cioè la disposizione degli oggetti nello spazio deve favorire il visitatore sia emotivamente, dunque disponendoli in modo semplice e chiaro, che criticamente cioè incontrando i gusti del pubblico.

Tramite un linguaggio chiaro e comprensibile ai più, Angela ha scelto cinque musei nel mondo, per potere analizzare aspetti positivi e negativi degli allestimenti museali contemporanei.
Particolare attenzione è data all’Exploratorium di San Francisco, del quale fa una vera e propria radiografia, dedicandogli diverse pagine del testo.
L’Exploratorium fu creato vent’anni fa circa da Frank Oppenheimer col chiaro intento di smitizzare l’idea comune che la scienza sia un argomento troppo difficile da capire, e che solo gli addetti ai lavori possano comprendere a pieno. Per fare ciò, decise di creare un museo che aiutasse i visitatori a capire tramite l’esperienza e che quindi fosse in grado di restituire la perduta fiducia in sé stesso al visitatore.
Oppenheimer, ci dice l’autore, iniziò a studiare la psicologia degli spazi e capì che luoghi privi di tramezzi, rendono il percorso molto più agevole e piacevole.
Mostrare al pubblico come funziona il mondo è fondamentale se si vuole stimolare l’interessamento dello stesso. Altro elemento interessante è la mancanza di accademicità in questo museo, che invece ha quasi sempre caratterizzato i musei di tutto il mondo. Qui i guardiani non esistono; sono gli studenti universitari a prestare servizio ai quali s aggiungono ingegneri, filosofi, scienziati e artisti che convivono e si scambiano le informazioni.
Questo museo vuole essere alla portata di tutti soprattutto di coloro che hanno desiderio di imparare. Per renderlo accattivante, sono stati progettati degli esperimenti da effettuare dinanzi al visitatore o addirittura realizzati dal visitatore stesso, condotto così per mano lungo il percorso di apprendimento attivo e non più passivo. Dunque il divertimento è requisito fondamentale nell’apprendimento del museo scientifico. Il visitatore, capisce e comprende i fenomeni divertendosi, quindi senza accorgersene e senza percepire il peso che porta con sé un’esperienza del genere.

Oggetto di attenzione è anche il Deutsches Museum di Monaco, fondato nel 1903 da Oskar Von Miller. Il Deutsches ebbe grandissimo successo, grazie alle idee innovative che lo animavano. Infatti qui la scienza non è solo osservata, bensì “creata”. Fenomeni come la gravità, l’elettrolisi, l’ossidazione, vengono creati dal pubblico stesso che tramite l’attivazione di leve e pulsanti è in grado di ricreare e osservare il fenomeno.
Anche qui, come nell’Exploratorium di San Francisco, fa da padrona l’idea che la scienza vada vista sotto un’ottica meno accademica, più vicina ai visitatori.
Nel Deutsches Museum l’esposizione è organizzata linearmente, permettendo una visita completa da parte del visitatore che così può farsi un’idea generale della mostra.
Non sono inoltre presenti frecce, cartelli o numeri che obbligano in un certo senso, il visitatore ad intraprendere un percorso determinato.
Le didascalie, alle quali spesso non si dà la dovuta importanza, rivestono un ruolo molto importante qui, poiché ognuna di essa richiama quella successiva, creando così una continuità di percorso.

Si passa poi all’analisi del British Museum of Natural History di Londra, nel quale gli organizzatori sono convinti che piccole sale espositive, incentivino maggiormente la visita piuttosto che grandi sale considerate dispersive.
Stesso discorso vale per l’altezza dei soffitti, che più sono bassi più creano oppressione e desiderio di uscire.
Ad intervalli regolari lungo il percorso sono posti giochi interattivi, computer, filmati, di modo da creare rilassamento in chi sta effettuando la visita.
Toccare l’oggetto favorisce la comprensione, è questo che rende il British un museo efficace e noto in tutto il globo.
Oltre ai musei sopra citati, Angela si sofferma sull’American Museum di New York e La Villette di Parigi.
Alberto Angela si è reso qui investigatore di quel complesso groviglio di elementi di cui è composto il mondo variegato dei musei. Ha compreso, regalandoci esempi, che i musei scientifici oggigiorno sono interattivi con il pubblico, si cerca di stimolare l’emotività del visitatore. Questo aspetto però è assente nella realtà museale italiana, che è ancora legata a principi espositivi oramai superati.

Alberto Angela, Musei (e mostre) a misura d’uomo. Come comunicare attraverso gli oggetti, Armando Editore, Ronciglione (VT), 2008, pp.172

Lucia Bonora

Lucia Bonora

Laurea in arti visive- Università di Bologna, Scuola di specializzazione in Beni storico - artistici.

Lucia Bonora ha scritto articoli per ArtShape.