A un qualsiasi ministro dei beni culturali

A un qualsiasi ministro dei beni culturali

di Irene Medulla

Federico Ferrari in una sua recente conferenza tenutasi a Reggio Emilia presso il Museo di San Francesco, nell’ambito del ciclo di conferenze Le Stanze del Tempo, ha parlato del concetto di singolarità in matematica, spiegando che questo è il punto in cui i dogmi abitualmente usati, riferiti ad una funzione, non hanno più efficacia quindi bisogna cambiare punto di vista per trovare una nuova soluzione, un nuovo dogma per risolvere la singolarità.
Probabilmente la politica culturale in Italia ha raggiunto un punto di singolarità, dettato da una serie di fattori: la complicata burocrazia del nostro paese prima di tutto, ma anche l’atteggiamento mentale verso la cultura non solo della classe dirigente ma anche del nostro popolo in generale e la mentalità elitaria di chi detiene la cultura in Italia.
In questi termini il problema raggiunge un’ampiezza notevole e il cambiamento di prospettiva, quindi di pensiero, per superare il problema “cultura” sembra quasi impossibile.
Proprio questo cambiamento di prospettiva è auspicato e proposto nel recente libro di Antonio Carnevale e di Stefano Pirovano, dedicato appunto “a un qualsiasi ministro dei Beni Culturali”.
Per capire, per vedere i punti problematici e i punti di forza del nostro patrimonio culturale serve prima avere un’idea chiara del presente, questo libro fa proprio questo attraverso 24 interviste, effettuate nell’ultimo periodo del governo tecnico Monti, a persone che lavorano, o che sono coinvolte, a vario titolo nel settore dei beni artistico-culturali: amministratori, direttori di musei, direttori artistici, soprintendenti, archeologi, galleristi, collezionisti, sindaci, storici dell’arte, antiquari.
Si è data voce a chi con l’arte ha a che fare tutti i giorni per avere una mappa completa ed oggettiva della situazione dei beni culturali in Italia.
La cosa interessante è che con estrema semplicità si fa una lucida critica dell’attuale politica culturale, non una critica sterile come tante se ne sentono oggi, non è un semplice puntare il dito, ma è una critica propositiva che porta a soluzioni non necessariamente caratterizzate da sforzi eccessivi o da investimenti da capogiro. Da ogni intervista si evince una soluzione possibile per diversi aspetti del nostro settore: nella prima parte una presentazione dell’intervistato e qualche domanda mirata sulla persona o sul suo ruolo, poi delle domande generali sulla situazione italiana; è interessante che alcune di queste domande generali si ripetono nelle varie interviste e che le risposte, giustamente, focalizzano diversi elementi in base all’esperienza e alle esigenze lavorative dell’intervistato; domande come “ che consiglio darebbe al prossimo ministro dei Beni Culturali? ” o “ come interverrebbe sulla notifica? ” o “ con la cultura si mangia? ”.
La prima cosa che si evince e che andrebbe risolta è la separazione tra i vari ambiti professionali, quindi creare un vero dialogo, scambio, tra marketing e museo, tra storico dell’arte e amministratore, tra antico e contemporaneo, un uso più intelligente e mirato della rete e delle nuove tecnologie, queste soluzioni più altre idee ben focalizzate nel libro potrebbero portare a quel cambiamento di prospettiva per risolvere la situazione di singolarità del nostro sistema culturale e artistico sul quale si sono sempre spese tante parole ma tutte sbagliate, perché tutti sanno dei vari disastri e pochi conoscono, o riconoscono, le varie eccellenze, molte sono solo sterili lamentele che ruotano attorno a banali luoghi comuni, fatte da persone che rimangono chiuse nella propria torre d’avorio; anziché pensare alla propria situazione si guarda quella del vicino, e come si sa l’erba del vicino è sempre più verde! Da qui nascono quei paragoni dei musei italiani con i grandi musei del mondo che si fermano solo a considerazioni e statistiche, non si arriva mai a delle soluzioni. Per questi motivi il cambiamento deve essere prima mentale e poi pratico.
Secondo gli autori il primo punto da affrontare è l’educazione, poi si deve dare spazio alle professionalità nel nostro settore abbattendo i clientelismi, si devono impiegare le persone realmente preparate, che hanno forte passione per questo settore e retribuirle correttamente perché con la cultura si può mangiare, non è la “cenerentola della politica” come dicono e dimostrano i nostri autori, ad esempio con l’intervista a Gabriele Accornero, amministratore delegato dell’Associazione Forte di Bard.
Come indicato nella prefazione “La cultura non è una missione nobile e sganciata dalla realtà, ma una professione che presuppone competenza, concretezza, qualità, dedizione”.
Grazie all’intelligente e scorrevole impostazione delle interviste il libro si legge con estremo piacere e velocità, inoltre alla fine il testo non presenta una postfazione ma una sezione chiamata numeri, molto interessante, con dati e percentuali che aiutano a completare la visione delle realtà presentate nel libro, un libro che tutti dovrebbero leggere.
( A. Carnevale, S. Pirovano, Scene da un Patrimonio. Ventiquattro Interviste per Capire e Rilanciare il Settore dei Beni Artistici, Galaad Edizioni, Rende (CS), 2013, pp. 233, €15,00 ).

Irene Medulla

Irene Medulla

Studentessa della Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici.

Irene Medulla ha scritto articoli per ArtShape.